Superami, superati

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Quello che facciamo non è una questione di motivazioni. Le motivazioni sono la parte emozionante della storia. Sono la menzogna che raccontiamo a noi stessi per di rendere affascinante la realtà.

Guardiamo nello specchietto retrovisore, vediamo qualcuno che sopravanza e spingiamo sull’acceleratore. Perché? Perché abbiamo fretta? Perché abbiamo paura che il boss ci rimproveri un ritardo? No.

Nei giorni scorsi Roma ha vissuto forse una delle sue peggiori giornate per quanto riguarda il traffico cittadino. Nonostante il blocco totale, al volante in pochi erano disposti a lasciare anche solo un centimetro di asfalto all’avversario che si dimostrava un po’ più intraprendente degli altri. Perché?

Necessità di primeggiare. Discutibile ma reale. Indipendentemente dalle motivazioni. Ora, adattate questa logica al marketing per motori di ricerca e potrete giustificare le pressioni di chi non contempla neanche una seconda posizione ( o meglio la cecità di chi non ne riconosce il valore). Il ranking è tutto?

Google Plus, ranking e qualità dei contenuti web

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Cosa fa di un’informazione, conoscenza. Cosa trasforma la conoscenza in cultura. E’ quello che verrebbe da chiedersi se ognuno di noi avesse una coscienza critica in grado di elaborare gli eventi per quello che non sono, per quello che rappresentano al di la del loro utilizzo.

Da alcuni giorni Google Plus è in mezzo a noi, e per quanto non è detto che possa modificare il nostro modo di fare rete, ha inaugurato una rivoluzione nel modo di trovare le informazioni sul web. Accantonando, probabilmente, alcune certezze a cui ci siamo affidati fino ad oggi per lasciar spazio a suggerimenti e raccomandazioni. Cosa significa? Risultati di ricerca “modificati” sulla base delle preferenze dei propri amici e della propria rete sociale.

C’è chi pensa che la Social Search non lascerà spazio ai “ruba galline che nel 2011 vendono il posizionamento garantito come 1kg di frutta e 2kg di verdura”, c’è chi si preoccupa che nella sfida a colpi di Like, +1 e quant’altro a farne le spese sarà la qualità dei contenuti.

Se un sistema non stimola e ricompensa la qualità, è difficile che questa venga riconosciuta come valore condiviso. Tanto più che venga utilizzata come elemento per emergere.

Se una preferenza, più o meno artificiale (mi riferisco ad un Like su Facebook o all’impulsività di un retweet) dovesse assumere un valore superiore rispetto ai criteri di valutazione ai quali i motori di ricerca ci hanno abituato fino ad oggi non penso che markettari e uomini di business si facciano degli scrupoli pur di comparire in prima pagina.

La qualità, spesso, non paga. L’accostamento tra meritocrazia e Italia, purtroppo, viene naturale. Che sia un principio che Google ha sposato, nonostante il Panda, pur di rivaleggiare con il suo recente nemico (Facebook)?

Perché è importante la velocità di un sito web?

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E’ un mondo rapido. Una continua alternanza di stati. Se non puoi adattarti a questo flusso di cambiamenti è difficile che tu ottenga dei risultati.

Siamo ansiosi, nervosi, impazienti. Lo si avverte al semaforo nelle facce tirate di chi stuzzica la frizione, in fila alla cassa al supermercato mentre aspettiamo che la vecchietta tiri fuori il resto dal suo portamonete.

Sul web quest’ansia è talmente amplificata che l’attesa può diventare una delle principali cause di abbandono di un sito web (bounce rate). Se ancora non lo avete fatto inserite la velocità tra le variabili da monitorare costantemente quando progettate un sito web.

La velocità può influenzare:

1) Percezione
Un sito web può essere il primo punto di contatto tra un potenzale cliente e il nostro brand. Se ha difficoltà nel consultarlo o se il sito è troppo lento avrà la percezione che la tua azienda non sia così efficiente come si aspettava che fosse. Come ci spiega questa interessante infografica la velocità di un sito web è un fattore determinante nel successo del tuo business online.

2) ROI, lead e completamento acquisto
Hai attivato una campagna Adwords e ricevi un bel numero di clic selezionati ma la tua landing page è lenta al punto che in molti non riescono a caricarla completamente. Ogni visitatore è un potenziale cliente. Non dimenticarlo. E’ come se entrasse in un negozio con il desiderio di acquistare. Se non gli diamo la possibilità di capire rapidamente quello che abbiamo da offrirgli lo perderemo. Cosa faresti se un commesso alla cassa ti dicesse: “Aspetti un po’, devo finire una telefonata?”. Lo stesso effetto si ottiene sul web se una pagina non si carica in 2 o 3 secondi.

3) SEO (seaarch engine optimization)
Non è un mistero che Google abbia inserito la velocità dei siti web tra i fattori ufficiali di ranking. La velocità assume importanza soprattutto per quanto riguarda l’esperienza utente. Per Google è importante che i link che compaiono nelle SERP puntino su siti web con tempi di caricamento ridotti e che possano fornire un’esperienza di navigazione soddisfacente.

Ora fermati. Pensa all’importanza che dai alla velocità di caricamento durante le tue esperienze di navigazione. Agisci di conseguenza.

Alcuni strumenti utili per verificare ed ottimizzare la velocità del tuo sito web:

Metriche SEO

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Quanto vale la bellezza? Potresti definire in modo inequivocabile cosa è più bello tra un tramonto in riva al mare fra le braccia della persona che ami o gli occhi vispi e curiosi di un bambino che ti osserva sognante?

Laddove la valutazione cede il passo alla soggettività ed alle emozioni fissare dei punti fermi da cui osservare il percorso è impossibile. E’ come pretendere di cercare una pista nel deserto durante una tormenta di sabbia.

Per anni sul web, nonostante smentite ufficiali e non da parte di Google, webmaster e SEO hanno pensato al Page Rank come un punto fermo da cui osservare e valutare i propri sforzi sul web. Non è così. Punto.

Perché tanta ostinazione? Come spiega Susan Moskwa il Page Rank si espime in un numero. E’ un dato semplice da comunicare e da presentare ai propri responsabili. Ma non sempre quello che è semplice da tracciare  è rappresentativo di ciò che sta succedendo.

Su quali metriche valutare il proprio lavoro? Se gestisci un business, per quanto possa essere gratificante il riconoscimento della qualità dei tuoi servizi/prodotti, il ROI è e resterà un chiodo fisso. Ogni uomo di business ragiona in termini di investimento e ritorni. Ovvero: ne è valsa la pena? Come fare per capire se ne è valsa la pena?

Percentuale di conversioni (conversion rate). Per conversione si intende quando un utente fa sul sito web quello che avevamo progettato che facesse. Una conversione può essere il completamento di un acquisto, iscriversi ad una mailing list, scaricare dei file.

Percentuale di rimbalzo (bounce rate). Per rimbalzo si intende quando un utente arriva sul nostro sito e lo abbandona senza visitare altre pagine. Un’alta “bounce rate” significa che il nostro sito non è attraente o che la nostra strategia di posizionamento non è ben targettizzata.

CTR (click through rate). Per CTR nell’ottica di risultati organici si intende la percentuale di click che un determinato sito web riceve in base alle visualizzazioni sui risultati dei motori di ricerca (SERP). Un basso CTR può significare che, per quanto sia posizionato il sito, gli utenti non ritengono che sia attendibile o non rispecchi interamente i parametri della loro ricerca.

Personalmente non ho mai ritenuto che il Page Rank fosse un dato sul quale basare le attività di posizionamento sui motori di ricerca. Numero e qualità di backlink, traffico qualificato, conversioni per quanto siano più difficili da misurare e visualizzare rappresentano delle metriche più attendibili su cui valutare i risultati di una strategia SEO.

Stare davanti non è una strategia di marketing

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La vanità è una brutta bestia soprattutto quando si insinua nelle strategie di marketing di un’azienda. Trasforma la sana competizione in un’ossessione infruttuosa.

Immaginate due cani che si azzuffano. Immersi nella lotta per prevalere l’uno sull’altro, perdono ogni tipo di controllo. Si muovono come dissennati, disorientati, incuranti di quello che gli succede attorno.

A volte alcuni clienti ti obbligano, senza saperlo, a trasformare la promozione online in una baruffa con i competitors. Ti chiedono di far di tutto pur di superare l’altro.

Stare davanti non è una strategia. Stare davanti è un riconoscimento. Sia che si tratti di campagne Adwords o di posizionamento nei motori di ricerca, se prendi i tuoi competitors come punto di riferimento stai solo sprecando risorse e tempo. Probabilmente hai bisogno di una pausa. Una partita a carte con gli amici potrebbe darti maggiori gratificazioni.

Come dicevo un po’ di tempo fa, First is not always the best. Fino a quando dovremo continuare ad educare amministratori scalmanati e vanitosi prima che capiscano che sono le persone a fare la differenza. E’ alle persone che stai cercando di vendere qualcosa. Sono le persone che fanno il tuo business.

Se la competizione è solo un mezzo per alimentare la tua vanità hai deciso di rimanere sordo ai segnali che provengono dall’esterno. Hai deciso di evitare le necessità reali dei tuoi clienti. Ogni elemento di una strategia di marketing online dovrebbe confluire verso un unico obiettivo: migliorare la percezione che le persone hanno  del tuo brand durante ogni fase della relazione. Pertinenza delle pagine web con i tuoi annunci promozionali, navigazione intuitiva sul tuo sito web, semplicità nel trovare informazioni utili, facilità nel contattarti o ricevere assistenza, disponibilità nell’ascoltare le richieste.

L’agonismo si pratica in altri settori. Decidi cosa è più importante per il tuo business: stare davanti o raggiungere nuovi clienti.

SEO copywriting, 5 consigli da tenere a mente

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Quando si opera per anni in un determinato settore, qualsiasi esso sia, si raggiunge un livello di professionalità tale che si finisce a volte per peccare di presunzione. Quella presunzione che ci allontana dai nostri obiettivi.

Quando devi redigere un testo per un sito web, in gergo SEO copywriting, ci sono alcuni punti chiave ai quali, per quanto siano limitanti, frustranti (lo so, succede anche a me) non si può rinunciare.

  1. Il web non è offline. Ogni mezzo pretende uno stile di comunicazione unico. E’ una questione di pertinenza. On line estetismi e giochi di parole sono solo un orpello inutile. Se pensi all’advertising sei ancora in tempo per cambiare mestiere.

  2. L’obiettivo è informare. Non stupire. Per quanto si provi a forzarla, la funzione del web è quella di fornire informazioni. Un utente che arriva su di un sito web aziendale sta cercando delle informazioni. Se non è in grado di ottenerle in modo rapido e semplice il tuo testo non è funzionale. Potrebbe essere degno di un premio letterario ma resterebbe poco utile.

  3. La chiarezza non è mai troppa. Quando si scrive per il web, il rischio costante è quello di lasciarsi trasportare dalle parole. Immaginazione, ambientazioni parallele, pensiero laterale prendono il sopravvento. Poche informazioni, chiare, dirette. Nessuno spazio alle divagazioni. Se vi capita di perdervi fate una pausa. Respirate. Fate in modo che la tentazione colpisca qualcun’altro. Avete solo da guadagnarvi.

  4. Keywords, keywords, keywords. Se lo stai facendo è perché qualcuno si aspetta dei risultati dai tuoi testi. Posizionamento sui motori di ricerca. Punto. Ogni tipo di argomentazione alternativa è solo un modo poco originale di procrastinare l’incontro con la verità. Il tuo testo non funziona. Se vuoi avere dei risultati hai bisogno di una strategia affinata. Sonda il mercato, intuisci dove potresti colpire e come, agisci. Per i puristi della lingua potrà sembrare avvilente.  Fa che ogni keyword sia la tua musa ispiratrice. I risultati verranno. Con più o meno tempo. Ma verranno.

  5. Content is queen. You are the king. Prendo in prestito l’espressione di Andrea che bene si adatta all’essenza del SEO copywriting nell’era delle relazioni sui social network. Per quanto possano essere importanti i contenuti è indispensabile ricordare che dietro un testo non c’è solo un autore che scrive. Il testo vive, si alimenta e trova il suo senso solo se un lettore è in grado di apprezzarlo. Solo se diviene il mezzo o il motivo per suggerire un acquisto. Solo se è in grado di parlare alle persone.

SEO e prevedibilità

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Primi su Google in 3 settimane. Presenti nelle prime 3 pagine dei principali motori di ricerca per l’80% delle keywords indicate in soli 2 mesi. Subito in prima posizione.

Hanno dell’iperbolico gli annunci promozionali che pubblicizzano i servizi SEO di alcune web agency o di qualche improbabile consulente SEO. Posizionare un sito web sui motori di ricerca non è una scienza esatta. La prevedibilità non è una qualità contemplata dalla SEO. Se qualcuno ve lo assicura sappiate che non avete di fronte un esperto SEO ma un manipolatore che gioca con la vostra ignoranza.

SEO : prevedibilità = 1 polpo : Bici da corsa.

Qui una bizzarra e completa rassegna di menzogne SEO. Qui una guida per difendersi dagli imbonitori.

SEO: sei veramente un esperto?

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Il web è percezione e dove non arrivano le conoscenze è più facile che attecchiscano credenze e superstizioni. Chi si occupa di web marketing sa bene che un buon venditore potrebbe spacciarsi per un esperto SEO sfruttando la giustificata scarsa predisposizione all’argomento da parte di amministratori e responsabili marketing. Come fare per distinguere un professionista da un millantatore? Come scegliere coscientemente una seo agency per migliorare il posizionamento sui motori di rircerca del proprio sito web?

Ian Lurie di Conversation Marketing ci mostra un’intolleranza viscerale nei confronti di chi si spaccia, senza credenziali, come esperto SEO. Toni forti e poco politically correct. Come dargli torto.

In un post provocatorio e condivisibile, 10 reasons you’re not an advanced SEO, elenca 10 aspetti su cui valutare la professionalità di un consulente SEO.

SEO: cos’è advanced e cosa no?

Conoscere i Robots.txt

Conoscere come funzionano i robots non fa di te un esperto SEO così come sapere che versare dello zucchero nel serbatoio sia dannoso non fa di te un meccanico. Sapere quanto sia inutile un robots.txt se il tuo sito ha un numero impressionante di contenuti duplicati può essere già un punto di partenza.

Uso dei “nofollow”

Il Nofollow non aiuta il SEO. Riconoscerlo è già qualcosa. Conoscere tecnicamente come distribuire autorità tra le pagine di un sito web fa di te un esperto SEO.

Link building

Sapere che i link siano importanti per l’ottimizzazione sui motori di ricerca è una verità di dominio pubblico. Advanced SEO è: sapere come un link passa autorità, perché alcuni link sono migliori di altri, come trasformare un articolo in un grande generatore di link.

XML sitemaps

Creare una sitemap XML per comunicare a Google gli aggiornamenti al tuo sito web è un’attività che richiede 10 minuti. Chiunque, anche il tuo stagista, potrebbe utilizzare uno dei tanti Sitemap Generator, esportare e importarla nel Webmaster Tool.

Sapere cosa sia il crawl budget (il numero di pagine che uno spider indicizza ogni volta che visita il tuo sito) e come calcolare quello del proprio sito è differente.

L’ottimizzazione per motori di ricerca non si riduce in un computo di attività preconfezionate così come in molti ultimamente si sforzano di far sembrare. Come se la scelta delle keywords, l’analisi del mercato, l’ottimizzazione del codice, la definizione di una strategia per citare le più inflazionate, fossero delle attività che chiunque è in grado di sostenere.

La tendenza è quella di evitare le gradazioni mettendo in un unico calderone differenti livelli di astrazione, capacità tecnica, visione strategica, creatività. Nell’era della democratizzazione dei saperi la specializzazione è una qualità che ognuno dovrebbe difendere.

Leggere sentenze di questo tipo in merito al SEO, “Fare ottimizzazione on-site è un’operazione relativamente semplice, per non dire naturale” oppure “Ecco, per tutte queste attività il contributo di un’agenzia SEO è relativamente a basso valore aggiunto”, non può far altro che male al mercato e sminuire un mestiere che richiede professionalità ed esperienza.

Il SEO in Italia non è morto. Affermare il contrario rischia di intaccare la credibilità di chi ci lavora e le potenzialità del web marketing per il business. Non si può far passare il SEO per un giochetto da ragazzi. Abbiamo visto che non è proprio così.

In molti sanno guidare una moto, non tutti vincono sei campionati mondiali in nove anni. A voi la scelta.

SEO è interpretazione (sul valore degli Exact Match Domains)

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Qualche giorno fa leggevo questa interessante discussione sull’utilità dei nomi a dominio al fine dell’ottimizzazione sui motori di ricerca, The power of exact match domains: fact or fiction?

Tra i fattori che determinano il posizionamento di un sito web che valore ha la presenza di keyword competititve all’interno del nome a dominio? Come spesso accade per gli argomenti relativi al SEO non esiste una risposta matematica. Conclusione: l’ottimizzazione SEO non è una scienza esatta.

Le variabili SEO non hanno una valenza quantificabile ma spesso lasciano spazio all’interpretazione soggettiva. E’ il destino di chi lavora come un segugio costretto ad adattare la propria strategia alle variazioni dell’ambiente in cui opera. Fare SEO è una sorta di lotta tra chi è in grado di adattarsi ai motori di ricerca, una trasposizione del darwinismo sul web. Una lotta a chi è più Google friendly. Yahoo friendly. Bing friendly.

Nel caso specifico le posizioni oscillano tra chi afferma che gli Exact Match Domains siano un fattore SEO determinante e chi pensa si tratti di uno dei tanti falsi miti sui quali fare un gran parlare. Probabilmente la verità sta nel mezzo, come spesso accade. Nel dubbio vi consiglio di seguire le indicazioni di Joe Hall. Comprare Exact Match Domains è una strategia per aggredire un mercato di nicchia. Fatelo prima che qualcun altro vi anticipi. Quantomeno avrete una freccia in più al vostro arco. SEO è anche una lotta contro il tempo.

Il SEO è vita

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Amo qualcosa perché spesso vi cerco delle similitudini che possano dare un senso a quello che faccio. E cosa c’è di più rappresentativo della vita stessa. Se ci fate caso il SEO presenta numerose affinità con la vita di tutti i giorni.

SEO è sgomitare per farsi largo tra la folla.
SEO è l’ansia che tiene svegli prima di una prova decisiva.
SEO è affannarsi per risalire la corrente. Ed emergere.

Come per la quotidianeità esistono differenti modi di affrontare le sfide (e primeggiare nelle SERP).

C’è chi decide di sfidare apertamente le regole, inserendo description e testi nascosti che farebbero rabbrividire anche il meno pignolo dei controllori.

C’è chi cavalca subdolamente defaiances e difetti dei motori di ricerca pur di posizionarsi (e vendere). Sono i cattivi del SEO.

C’è chi predilige la diligenza nella convinzione che l’etica, alla lunga, un giorno possa ripagare lautamente (li chiamano white hat SEO).

C’è chi, al rispetto per le “pratiche pulite”, aggiunge quel pizzico di creatività SEO che non è bene comune.

Il web (come il mondo) è bello perché vario. Tu a quale categoria di SEO appartieni?