Proposta Sarkozy, die hard

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Sembra che la famigerata proposta Sarkozy contro il P2P non abbia intenzione di lasciare il campo alla ragionevolezza. L’ho già ripetuto più volte, è come se aleggiasse, in Francia come in Italia, dove non mancano gli estimatori della proposta, una latente propensione al controllo.

La tendenza è quella dell’assioma per cui maggior vigilanza, o meglio la limitazione delle libertà, significhi necessariamente garanzia di legalità. Un’interpretazione del controllo e della prevenzione che, se “difficilmente” possono passare nel caso della criminalità reale, mal si adattano nel caso della pirateria digitale.

Nonostante ciò sembra che la commissione europea esaminerà la proposta francese per la regolamentazione del peer-to-peer. Secondo le parole di Meglena Kuneva, Commissario europeo per la protezione dei consumatori, “la Commissione vuole cercare un equilibrio tra la libertà di informazione e il diritto d’autore al fine di sviluppare politiche efficaci contro la pirateria online”.

Lo scorso 24 settembre, nell’ambito del Pacchetto telecom, il parlamento europeo si era pronunciato respingendo la proposta e ribadendo che la connessione internet è una libertà fondamentale dell’individuo che non può essere negata solo per combattere la criminalità informatica.

Ora la palla passa alla Commissione europea che dovrebbe vagliare la proposta. Nonostante la sentenza plenaria del Parlamento europeo bisogna comunque mantenere alta la guardia. Controllo e prevenzione non si addicono alla filosofia libera del web.

Fonte | Key4biz

Foto | Flickr

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Dottrina Sarkozy, ad un passo dalla vittoria

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Probabilmente la “famigerata” dottrina Sarkozy dovrebbe ufficialmente diventare legge entro il prossimo gennaio. E’ infatti passata al senato con una vittoria schiacciante, 279 a favore e 15 contrari, la proposta di legge anti-pirateria del “tre colpi e sei fuori”.

La three strikes policy, ritenuta lesiva dei diritti fondamentali della persona dal Parlamento Europeo, sembra non aver freni in Francia, dove l’impostazione “pedagogica” del provvedimento sembra mascherare le venature liberticide del disegno di legge. La lotta alla pirateria digitale verrà combattuta infatti nel nome di una “seconda possibilità” per quanti si macchieranno di questo reato.

A chi scarica file protetti dal diritto d’autore, verrà inviato un avvertimento via mail da parte dell’ISP. Al secondo passo falso, una lettera d’avvertimento, spedita in maniera tradizionale. Al terzo tentativo verrà privato della connessione web per un anno.

La versione attuale della proposta di legge è stata modificata e perfezionata rispetto all’originale “Mission Olivennes”. Ma rimangono i dubbi e i punti oscuri. La sanzione “finale” prevista è un’azione discriminatoria, che va a minare alcune diritti inviolabili della persona. Internet è infatti oramai una necessità irrinunciabile, utilizzata sia per esigenze lavorative, che per esigenze sociali, pubbliche o di comunicazione interpersonale. Non si esclude l’introduzione, o la sostituzione, con una sanzione pecuniaria, o il mantenimento dei servizi come posta elettronica o l’instant messaging.

Si spera che i legislatori francesi non siano poi così orbi. Sempre meglio dare il buon esempio. E seguirlo, se possibile.

P2P: questa volta la “wireless defense” non funziona

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Questa volta l’IFPI ha vinto la sua battaglia. In Danimarca, un uomo di mezza età, accusato di aver condiviso nel 2005 circa 13.000 brani attraverso il software di file sharing DirectConnect, dovrà pagare una somma di 24.400 dollari di risarcimento. Questa volta la “wireless defense” impugnata in due casi precedenti non ha funzionato. Nelle scorse settimane l’IFPI, l’organizzazione antipirateria, era stata costretta a risarcire due donne colpevoli di infrazioni contro il diritto d’autore. Secondo l’IFPI le donne erano colpevoli dell’uso che si faceva della loro connessione. Il giudice ha però dato ragione alle donne, dato che chiunque poteva aver accesso ai computer o alla loro rete wireless.

Non esiste necessariamente un legame tra trasgressore e indirizzo IP. Non è possibile identificare la persona solo attraverso l’indirizzo IP. Per questo principio, a maggior ragione nel caso di connessioni wireless, gli ISP danesi si erano opposti all’applicazione della famigerata “dottrina Sarkozy”.

Ovviamente anche in questo caso sarebbe stato impossibile risalire alla persona fisica attraverso l’indirizzo IP. Pare che l’uomo abbia ammesso di aver visitato la home page del software e che non abbia utilizzato una rete wireless, eliminando di fatto un possibile elemento risultato decisivo nei casi precedenti. La suprema corte danese, Vestre Landsret, ha accusato l’uomo di violazione del diritto d’autore, obbligandolo a pagare la somma di 24.4000 dollari ed eliminare il materiale ottenuto illegalmente.

Resta comunque il dubbio per una legge lacunosa, incapace di regolare la materia. E’ evidente l’impossibilità di monitorare gli utenti, specialmente nel caso di utilizzo di connessioni wireless. Di conseguenza risulta impensabile l’applicazione di una legge, la “dottrina Sarkozy”, che si dimostra, tecnicamente, azzardata ed affrettata.

Fonte | TorrentFreak

A caccia di pirati “digitali”

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Anche l’Italia si prepara alla lotta contro la pirateria digitale. Le speranze che non si cada nelle scelte liberticide dei cugini francesi sono però poche. Lo scorso 23 settembre è stato istituito un tavolo istituzionale contro la pirateria multimediale e digitale, presentato dal ministro Bondi in occasione della Mostra del cinema di Venezia.

Dall’analisi apparsa sul Sole24Ore nei giorni scorsi, il problema, di cui tecnicamente non si conoscono le dimensioni a causa della liquidità del P2P, non ha una soluzione unica. Mauro Masi, che presiederà la commissione, afferma che a priori non esiste una ricetta più giusta di altre.

Una cosa è certa, il panorama dell’intrattenimento è cambiato radicalmente in questi anni. Il mercato digitale si aggiorna con una costanza tale che la legislazione vigente, sebbene in Italia sia tra le migliori d’Europa, fatica a trovare posizioni risolutive. Si prevede che anche in Italia, le scelte del governo francese di inibire l’accesso alla rete dopo tre avvertimenti ai trasgressori, possano trovare sostenitori.

La logica della punizione esemplare, di questi tempi, sembra andare per la maggiore. E la si applica con una certa leggerezza in campi differenti tra loro. Una matrice comune che tende a semplificare la complessità dei problemi, riducendoli a formule standardizzate. Premesso che il download di materiale protetto da copyright è illegale, i cambiamenti del digitale necessitano una presa di coscienza approfondita del problema. La salvaguardia esclusiva dei titolari dei diritti non produrrà mai leggi imparziali.