Cadmus organizza il tuo flusso di informazioni

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Oramai sarete abituati al concetto dell’information overload. Figuratevi cosa potrebbe accadere se, come è successo a me negli ultimi tempi, impegni di lavoro e non vi tengano lontani dalla navigazione. Sareste obbligati a scorrere pagine e pagine, tra feed, update e quant’altro. Sempre che non decidiate di resettare giorni di notizie e ricominciare da zero.

In caso contrario potete utilizzare Cadmus, un tool web based che permette di aggregare feed RSS, tweet e aggiornamenti di Friendfeed, organizzare lo stream di informazione e mostrare i contenuti più rilevanti pubblicati dall’ultimo accesso al servizio. Non si tratta del solito aggregatore di notizie.

Come funziona? Le informazioni su uno stesso argomento vengono nidificate e raggruppate in conversazioni alle quali si può accedere dalla notizia più importante presente in cima.

Sulla barra laterale inoltre potrete trovare un modulo che visualizza le “Trending conversations” (suddivise per fascia temporale) ed uno dedicato ai “Personal trending topics”, gli argomenti di cui la rete ha maggiormente discusso dal vostro ultimo accesso.

Utilizzare Cadmus è molto semplice. Potete autenticarvi direttamente attraverso il vostro account Twitter e migliorare il modo di fruire la mole di informazioni a cui ogni giorno siamo sottoposti.Ve lo consiglio, vivamente.

Quando il web non sarà più interessante

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La scorsa settimana Twitter ha aggiornato la sua home page. Apparentemente, un cambiamento impercettibile ma che nasconde grosse differenze di approccio alla rete rispetto al passato.

Se prima, quando nasceva, Twitter era una semplice domanda, What are you doing, oggi, in seguito alla crescita esponenziale dei suoi utilizzatori, si è trasformato in una risposta universale in grado di dirci quello che sta succedendo in rete e nel mondo.

Una trasformazione sostanziale, insomma, da piattaforma per lo scambio di messaggi di stato striminziti, i famosi 140 caratteri, a dispensatore di valuta sociale, come dice Massimo Russo, una sorta di news-streaming che fornisce in tempo reale aggiornamenti e temi del giorno.

Ma se il cambio di rotta sembra dettato dall’utilizzo che ne fanno le persone, la tendenza a trasformarsi in pseudo-piattaforme editoriali, su cui è indirizzato anche Facebook con l’apertura dei profili e dei lifestreaming, potrebbe sminuire l’aspetto puramente sociale dei social network. Ed alimentare, in futuro, l’abitudine dei citizen ad essere turisti del web più che attori responsabili.

Automi che, tra retweet incondizionati, un “Mi piace” o un “Condividi” impulsivi, potranno smarrire lo spirito critico e la propria individualità, trasformando il web in un ambiente inflazionato ed anonimo.

Che sia l’inizio della fine?

Facebook, Twitter, Friendfeed. “Social network, quanto mi servi?”

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In questa giornata di festa un post leggero che avevo in mente da un po’ di tempo e che ho sempre procrastinato per cercare nuovi spunti e considerazioni più dettagliate.

Quanto sono utili i social network?

L’associazione con il 25 aprile non mi sembra poi così azzardata dato che considero la rete come uno strumento di “liberazione” ed ho sempre creduto nell’equazione

informazione : (sta a) cultura = (come) autonomia : (sta a) libertà.

Spirito critico e capacità d’analisi sono il frutto di una formazione attiva e libera da condizionamenti esterni. Vi chiederete: cosa c’entra questo con i social network? Beh, c’entra e come.

Facebook, Twitter o Friendfeed (per citare i più gettonati) hanno aumentato la frequenza d’interazione tra le persone e con questo l’ampiezza di esposizione alle notizie.

Ogni scelta è un filtro.

Nella realtà ognuno opera attraverso dei filtri, dagli amici, allo sport praticato, al modo di parlare in base ai contesti, per avere maggior controllo su se stesso e sugli altri. Allo stesso modo i social network forniscono la possibilità di filtrare il maremagnum di informazione presente sul web attraverso i nodi che scegliamo di seguire.

Ovviamente, come diranno i meno integrati, le conversazioni rischiano spesso di scadere nella banalità o nel chiacchiericcio infantile. Sempre che non sia predominante, però, il rumore è una variante necessaria della conversazione. Sta a noi scegliere quale importanza dargli.

Ve lo dimostro.

L’utilità dei social network dipende anche, e soprattutto, dalle finalità per cui li utilizziamo. Se vi servono per rimorchiare potete anche interrompere la lettura (ma, se fosse così, mi meraviglio e mi complimento che siate potuti arrivare fino a questo punto). In caso contrario la praticità dei social network si risolve in una miriade di servizi in grado di soddisfare i più esigenti. Basta saper scegliere i propri nodi (infomediari).

Ad esempio potrete indagare le nuove frontiere della tecnologia seguendo gli aggiornamenti di Pandemia o, nel caso vi servano informazioni e indiscrezioni su aerei, treni e viaggi abbonarvi ai tweet di @pandemia / @lucaconti (vi assicuro un aumento nella produzione di bile). Passando per Friendfeed troverete interessanti le frustrazioni da disoccupazione (comuni) di @stefigno (a cui va la mia comprensione), le novità sul mondo dell’ebook di @tombolini, gli aggiornamenti sul web marketing di @mushin, @gluca[mini]marketing, gli spunti sul web design di @gavello,  quanto le lungimiranti discussioni sul futuro del giornalismo di @lucadebiase, @mantellini o @granieri e via discorrendo. E Facebook? Beh, sebbene abbia deciso di mantenere un utilizzo più “personale” e “privato”, le conversazioni costruttive non mancano.

Il tutto , ovviamento, condito con una buona dose di chiacchiericcio da bar. Che fa da collante e stimola la conversazione.

P.S.: non potevo, per questioni di tempo/spazio elencare tutti i miei contatti. Non me ne vogliate . Preparo la lista per il prossimo #followfriday.

Questa è bella, Twitter ci rende immorali

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Non manca occasione per meravigliarsi di quanto la società sia impegnata a descrivere gli effetti negativi dei media sociali sui nostri comportamenti. Il peccato di lesa moralità però sembra effettivamente esagerato.

Se nei giorni scorsi ci si poteva meravigliare delle scoperte circa gli effetti di Facebook sui risultati scolastici dei ragazzi (anche se la ricercatrice afferma di aver scovato solo delle connessioni e non risultati scientifici certi) oggi un nuovo studio dimostra che la rapidità dei media sociali, come Twitter per esempio, può confondere la nostra bussola morale.

Secondo lo studio, condotto da Antonio Damasio, direttore del Brain and Creativity Institute dell’University of Southern California,  i media digitali influenzano negativamente alcuni processi mentali. In particolar modo le decisioni che riguardano le situazioni sociali o psicologiche degli altri. Emozioni come l’ammirazione o la compassione richiedono tempi di riflessione ed elaborazione adeguati. Secondo i ricercatori il cervello avrebbe bisogno dai 6 agli 8 secondi per elaborare e rispondere a situazioni psicologiche o sociali di dolore.

Nell’era dell’informazione in tempo reale su web questo tempo può sembrare un’eternità. Il flusso d’informazione, da Twitter a Facebook al real time di Friendfeed, richiede tempi di risposta immediati che potrebbero “avere delle ripercussioni per la nostra moralità”, almeno secondo l’autrice dello studio Mary Helen Immordino-Yang.

Ora, se l’applicazione di turno vi segnala un aggiornamento o un nuovo tweet, non siate impulsivi. Ci sono tanti modi per temporeggiare, una pausa, un caffè, un bicchier d’acqua. Fate un giro su voi stessi e rispondete. Non vorrete mettere in dubbio la vostra moralità, spero? Come dice Luca De Biase, non si può fare a meno di ridere.

Il segreto è socializzare

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Mi piace pensare che la tecnologia amplifichi le possibilità umane, tutt’al più ne modifichi i comportamenti, senza intaccarne in qualche modo la natura. Fenomeni come Facebook, MySpace, Netlog ed altri ne sono la conferma. La parola d’ordine attorno a cui ruota il successo dei social network infatti è socialità. Conoscere, condividere, sperimentare sono declinazioni di una delle principali necessità umane, quella di socializzare.

Cambiano le modalità o gli strumenti, magari, dalla gestualità infantile ai primi sms degli anni ’90, dall’invenzione del telefono ai giochi di ruolo del Web 1.0, resta intatto il principio di fondo.

Le novità annunciate alcuni giorni fa da Facebook lasciano presupporre che il terreno di scontro tra i competitors riguarderanno il modo in cui gli utenti potranno interagire tra di loro ed il livello di visibilità delle conversazioni.

Twitter e Friendfeed, da questo punto di vista, hanno anticipato i tempi favorendo le relazioni sociali e facilitando la possibilità di conoscere nuove persone. Facebook, al contrario, è nato come un ecosistema chiuso, un giardino in cui ritrovare amici, persone del passato, conoscenti comunque appartenenti alla sfera personale. Una tendenza che alla lunga potrebbe risultare poco stimolante e sulla quale Facebook potrebbe rivedere le proprie posizione in merito.

Una volta esaurita la curiosità nei confronti dello strumento sarà necessario trovare nuovi spunti in grado di generare interesse. Ancora una volta, probabilmente, la chiave di svolta sarà la socialità. E cosa c’è di più allettante che conoscere e socializzare con persone nuove ed interessanti? Friendfeed o Twitter, lo posso confermare personalmente, danno questa possibilità in cambio di una intimità allargata.

Ed intanto Facebook come si muove? Che le novità annunciate da Facebook siano il primo passo verso la “public timeline”, la condivisione pubblica dei propri profili e delle proprie conversazioni?

Foto | Flickr

Facebook, spallata alla concorrenza

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Novità in casa Zuckerberg. Facebook cambia volto presentando alcune migliorie tecniche che ne rivoluzionano in parte le caratteristiche funzionali. A dir la verità nulla di innovativo ma più che altro l’adozione di alcune peculiarità della concorrenza. Un modo per fagocitare il mercato e fornire un servizio completo che sminuisca la scarna praticità dei competitors, Twitter e Friendfeed su tutti.

Nessuna distinzione tra pagine e profilo. Una scelta che apre ad un uso diffuso e più “commerciale” dei fan. Il proprietario di una pagina potrà comunicare tramite il “News Feed” con i fan iscritti direttamente attraverso l’aggiornamento dello status. Ma non è una cosa che già fa egregiamente Twitter?

Cade il limite massimo dei 5000 amici. Potremo avere il mondo come Amico. Una soluzione che aumenta le potenzialità comunicative per le aziende.

Cambia il design della pagina principale. Maggior risalto al Live Stream, ovvero la possibilità di filtrare gli aggiornamenti in tempo reale in base ad amici o conoscenti e condividere gli interessi direttamente in Home page. Date un’occhiata a Friendfeed.

Il mercato dei social network è in una fase di assestamento. A quanto pare le scelte di FB si muovono in una direzione che escluda ogni minima carenza tecnica nei confronti dei competitors per offrire un servizio completo che soddisfi un po’ tutti, dalle persone alle aziende che ci dovrebbero investire.

La parola d’ordine è quella di occupare ogni possibile spazio d’azione. In attesa di alternative non proprietarie, cosa ne pensate?

Riflessioni su Facebook

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Facebook è Internet? Per molti potrebbe essere un’esagerazione dettata dall’enturiasmo del momento. Per altri l’unica possibilità plausibile. Resta il fatto che il social network è diventato argomento d’interesse comune, fuori e dentro la rete. Fagocita l’attenzione e cambia le abitudini d’utilizzo della rete.

Secondo Appunti digitali Facebook avrebbe aggregato le possibilità della rete, riassumendo le potenzialità della rete in un solo luogo, l’eden virtuale per addetti e non.

D’altronde cosa c’è effettivamente fuori, che non c’è dentro a FB?

  • i blog? (ma FB ha le note)
  • la posta? (FB ha i messaggi diretti tra utenti)
  • twitter? (ha i messaggi di stato)
  • flickr? (ha le foto e gli album)
  • youtube? (su FB si possono caricare i video)
  • gli instant messenger? (c’è la chat testuale)
  • i gruppi usenet, o i forum? (i gruppi di Facebook)

Premettendo che l’esperienza con FB non possa che essere positiva, ritengo sia avventato azzardare paragoni. Esagerato per Facebook, riduttivo per la rete. Lo scarto sta proprio nel modo d’utilizzo del social network. Se per gli utenti avanzati è la riproposizione di cose già viste, una sorta di aggregatore dei servizi del web, per l’utente medio o il principiante, è un giardino incantato, chiuso verso l’esterno, che rischia di confondere le idee e distorcere le possibilità effettive della rete.

Questo il rischio, quello di rimanere ingabbiati in un circolo vizioso fatto di comunicazioni, poke, messaggi interpersonali e poco più. Più o meno lo stesso rischio per cui la blogosfera trova difficile uscire dall’autoreferenzialità ed addentrarsi nei problemi reali.

Personalmente penso che strumenti come Friendfeed, da questo punto di vista, possano funzionare come connettori tra le discussioni e l’informazione.

I contenuti: questa la chiave di svolta per il web. Ancora dobbiamo capirlo. O forse l’abbiamo semplicemente dimenticato. Per girare, rigirare la forchetta, finchè il pasto è caldo. Ma prima o poi l’entusiasmo passerà, e ne rimarrà solo un amaro ricordo. Le conversazioni necessitano di argomenti. Non dimentichiamolo. Ad ognuno il suo.

Friendfeed, le conversazioni diventano reali

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friendfeed Friendfeed ha appena lanciato un nuovo servizio, Friendfeed over IM, che permette di seguire l’attività dei propri amici attraverso l’instant messaging. Qualcosa di simile al servizio di condivisione con Twitter. L’aggregatore permette di seguire su Google Talk e Jabber le novità dei propri amici e, grazie ad un pacchetto di filtri permette di selezionare quali informazioni e da quali gruppi ricevere le notifiche.

Una peculiarità del servizio è la possibilita di postare messaggi e commenti attraverso IM grazie ad una serie di comandi appropriati. Ad esempio il comando @me message permette di postare un messaggio nella propria pagina.

Una novità che dimostra come da sempre la tendenza della rete è quella di aggregare servizi, funzionalità in modo da rendere automatico, poi indispensabile, l’utilizzo di alcune applicazioni. L’integrazione tra Friendfeed, che già concettualmente è un’aggregatore delle nostre attività sul web, e l’instant messaging permetterà di aumentare il livello di partecipazione alle conversazioni. Le renderà immediate, instantanee quasi reali.

La logica del commento al post sarà superata? Penso di si. Stiamo perccorrendo i primi passi verso il web del futuro, il web orale.

Blog, roba superata. Stacca la spina. Twitter, Facebook, Flickr sono il futuro

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Twitter, Flickr, Facebook fanno sembrare il blog un reperto del 2004. Qualcosa di superato, a detta di Paul Boutin, che su Wired consiglia di staccare la spina, se avete un blog; di non aprirne uno, se ne avete l’intenzione.

Il motivo? L’impersonalità. I blog, nati come forme d’espressione personale, si sono trasformati in veri e propri strumenti di marketing da azionare a seconda delle esigenze. Se si scorre la lista dei top 100 blog di Technorati si noterà che quelli propriamente personali sono stati rimpiazzati da siti professionali. Molti bloggers, per competere con i blog professionali, hanno modificato la loro scrittura, tradizionalmente immediata, veloce, informale. Ed hanno smarrito la loro incisività.

Immediatezza, brevità, incisività che Twitter o Faebook riescono ora a garantire. Twitter, ad esempio, che impone post di massimo 140 caratteri, opera più velocemente della blogosfera. I post di Twitter possono essere ricercati istantaneamente, senza attendere che vengano indicizzati da Google.

Ed in Italia che succede? La situazione è un pò differente, anche per un nostrano ritardo rispetto ai paesi anglosassoni in ambito tecnologico. Basti pensare al fenomeno Facebook, che in Italia sta raggiungendo il successo in queste settimane. Resiste, ancora, la forma “tradizionale” del blogging. Scorrendo la classifica di Wikio possiamo farcene un’idea. Anche se i blog professionali non mancano, ed il corporate blogging ha preso ormai piede.

La sensazione è che la tendenza possa spingere in quella direzione. Ci vorrà del tempo, certo, data la nostra riluttanza ad abbracciare tout-court le novità. Ma le analisi di Wired sulla blogosfera americana potrebbero rappresentare delle previsioni nel breve-medio termine per l’Italia.

La forza sta nella brevità. Nelle riduzione progressiva delle unità concettuali. Twitter, Blippr, Friendfeed ne sono la dimostrazione.

Fonte | Wired