Aggiornamenti da casa Facebook

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Se siete degli “smanettoni” di Facebook non vi sarete potuti perdere le novità introdotte dal social network in quest’ultima settimana.

Facebook ha infatti creato una nuova pagina Amici intuitiva e pratica grazie alla quale sarà possibile organizzare le proprie amicizie per liste. Una novità interessante per chi è particolarmente attivo in rete e deve gestire numeri da star. Infatti una volta creata una lista di amici, per esempio conoscenti, colleghi, compagni di scuola o quanto possa dar vita la vostra immaginazione, potrete utilizzare le liste per inviare messaggi o inviti di gruppo o impostare la privacy sui contenuti pubblicati. Ad esempio: “Non voglio che i miei colleghi sappiano che ieri ho preso una sbronza con i miei amici d’infanzia”. Creo due liste distinte e imposto diversi livelli di privacy.

Allo stesso modo sarà possibile filtrare i contenuti e le storie pubblicate in Home Page mediante le liste o le opzioni presenti. E’ di oggi l’inserimento di un nuovo filtro, Aggiornati di recente, che permette di mostrare nello stream della Home Page solo gli ultimi aggiornamenti e di visualizzare nella pagina Amici quelli che abbiano modificato di recente il loro profilo.

La filosofia di questi tempi sembra essere quella di potare, sminuzzare e organizzare il maremagnum di informazioni che altrimenti renderebbero l’esperienza d’uso sgradevole ed incontrollabile.

Facebook, Twitter, Friendfeed. “Social network, quanto mi servi?”

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In questa giornata di festa un post leggero che avevo in mente da un po’ di tempo e che ho sempre procrastinato per cercare nuovi spunti e considerazioni più dettagliate.

Quanto sono utili i social network?

L’associazione con il 25 aprile non mi sembra poi così azzardata dato che considero la rete come uno strumento di “liberazione” ed ho sempre creduto nell’equazione

informazione : (sta a) cultura = (come) autonomia : (sta a) libertà.

Spirito critico e capacità d’analisi sono il frutto di una formazione attiva e libera da condizionamenti esterni. Vi chiederete: cosa c’entra questo con i social network? Beh, c’entra e come.

Facebook, Twitter o Friendfeed (per citare i più gettonati) hanno aumentato la frequenza d’interazione tra le persone e con questo l’ampiezza di esposizione alle notizie.

Ogni scelta è un filtro.

Nella realtà ognuno opera attraverso dei filtri, dagli amici, allo sport praticato, al modo di parlare in base ai contesti, per avere maggior controllo su se stesso e sugli altri. Allo stesso modo i social network forniscono la possibilità di filtrare il maremagnum di informazione presente sul web attraverso i nodi che scegliamo di seguire.

Ovviamente, come diranno i meno integrati, le conversazioni rischiano spesso di scadere nella banalità o nel chiacchiericcio infantile. Sempre che non sia predominante, però, il rumore è una variante necessaria della conversazione. Sta a noi scegliere quale importanza dargli.

Ve lo dimostro.

L’utilità dei social network dipende anche, e soprattutto, dalle finalità per cui li utilizziamo. Se vi servono per rimorchiare potete anche interrompere la lettura (ma, se fosse così, mi meraviglio e mi complimento che siate potuti arrivare fino a questo punto). In caso contrario la praticità dei social network si risolve in una miriade di servizi in grado di soddisfare i più esigenti. Basta saper scegliere i propri nodi (infomediari).

Ad esempio potrete indagare le nuove frontiere della tecnologia seguendo gli aggiornamenti di Pandemia o, nel caso vi servano informazioni e indiscrezioni su aerei, treni e viaggi abbonarvi ai tweet di @pandemia / @lucaconti (vi assicuro un aumento nella produzione di bile). Passando per Friendfeed troverete interessanti le frustrazioni da disoccupazione (comuni) di @stefigno (a cui va la mia comprensione), le novità sul mondo dell’ebook di @tombolini, gli aggiornamenti sul web marketing di @mushin, @gluca[mini]marketing, gli spunti sul web design di @gavello,  quanto le lungimiranti discussioni sul futuro del giornalismo di @lucadebiase, @mantellini o @granieri e via discorrendo. E Facebook? Beh, sebbene abbia deciso di mantenere un utilizzo più “personale” e “privato”, le conversazioni costruttive non mancano.

Il tutto , ovviamento, condito con una buona dose di chiacchiericcio da bar. Che fa da collante e stimola la conversazione.

P.S.: non potevo, per questioni di tempo/spazio elencare tutti i miei contatti. Non me ne vogliate . Preparo la lista per il prossimo #followfriday.

Facebook, solo un lontano ricordo?

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Te lo aspettavi? Ma certo. Era impensabile, e sarebbe stato azzardato per Google non fare altrimenti. Solo una questione di tempo. Nei giorni scorsi Google ha svelato il suo nuovo servizio Google Profiles. Si tratta semplicemente della risposta di Google a Facebook, Twitter o MySpace e il suo ingresso ufficiale nel mercato dei social network.

Google Profiles permette agli utenti di creare un proprio profilo personale con info, esperienze e contenuti e di aggregare le proprie identità online, da Facebook a LinkedIn ad altri.

Quali sono i pericoli?

Le discussioni sui “walled garden” (giardini chiusi), sulla necessità di salvaguardare le informazioni personali e garantire la privacy degli utenti sui social network, sembrano ormai solo un lontano ricordo.

La mia preoccupazione è che l’abitudine all’uso dello strumento (Google Search) possa demolire la poca consapevolezza sui rischi per la privacy e portare le persone ad un uso inconsapevole o consapevolmente azzardato del nuovo strumento (Google Profiles).

Se Facebook, almeno ufficialmente, fa leva sulla necessità degli utenti di ritrovare ex-compagni ed amici e si predispone come sistema chiuso, Google scardina questa filosofia e tenta di creare un sistema sociale aperto puntando direttamente sulla rintracciabilità delle persone.

Ovviamente per consentire alle persone di apparire nei risultati di ricerca bisogna abilitare la ricerca del profilo attraverso il proprio nome. Insomma, come se si rendesse pubblico il proprio profilo Facebook.

Cerco il mio nome e cognome. Ma come, non sono in prima pagina?

Google risponde: “Maggiore è il numero di informazioni che fornisci, più facile sarà per i tuoi amici trovarti.” “Non lasciare che siano le persone a parlare di te”.

Nella prima pagina di risultati appaiono solo quattro profili ed in caso di omonimia vince il più completo. Sei vuoi apparire in maniera rilevante allora deivi dire tutto. Ma proprio tutto. Come dice Massimo Russo, ci mancava una bella asta sulla delazione personale. Più il tuo profilo è completo, più facile sarà per i tuoi amici trovarti, appunto.

Risultato: il controllo sulla tua identità è una pura illusione. E, se siete scaltri e lungimiranti, vi chiederete anche a cosa serviranno tutte queste informazioni. Pubblicità o promozione delle altre applicazioni sociali di Google (Blogger, FriendConnect, Checkout, Picasa)?

P.S: ho attivato anche io il profilo Google ma per ora ci vado cauto. In attesa di novità solo nome, cognome e sito web. Stay tuned.

Facebook: tutti schiavi della pubblicità?

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Negli ultimi tempi Facebook ha utilizzato molte risorse per convincere i suoi membri (noi) circa il valore dello streaming, il flusso delle attività quotidiane, come pratica per aumentare le connessioni e la cerchia dei propri amici.

Sheril Sandberg, CEO Facebook, sottolinea l’importanza dello streaming per la costruzione del “network attivo”, quella zona di partecipazione in cui ognuno è parte di uno spazio sociale condiviso.

Cosa significa “controllo dello streaming”?

Il confine tra marketing e social network è diventato impalpabile, al punto che la pubblicità è entrata prepotentemente all’interno delle conversazioni personali. Come ribadisce la stessa Sandberg, la connettività tra le persone espande la capacità di ognuno di influenzare qualcun altro più rapidamente ed efficacemente. Se condivido un’attività, se mi associo ad un gruppo e commento una determinata storia, è più semplice che qualcuno all’interno del mio network ne venga coinvolto.

Quali sono i rischi?

Dalle persone alla pubblicità il passo è breve. L’intimità è una miniera d’oro per la pubblicità. Su Facebook la pubblicità segue modelli simili a quelli con cui condividiamo esperienze, immagini, preferenze. Si chiama Engagement Ads (commenti, sondaggi, gruppi sponsorizzati etc), e sempre secondo la Sandberg, l’interazione con questo tipo di pubblicità aumenta del 50% se qualcuno vede che un amico ne ha preso parte.

Il dubbio è che si voglia incanalare questa abilità inconsapevole verso finalità commerciali. Aumentare la socialità delle persone e creare una società interconnessa in cui ognuno possa essere un’automa promozionale al servizio della pubblicità.

Una prospettiva che Marshall Kirkpatrick, su ReadWriteWeb, associa alla manipolazione mistica ed al controllo dell’ambiente tipiche di alcune sette religiose.

Facebook sta diventando una nuova religione?

Facebook: come scoprire la faccia nascosta

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Si chiama Photo Finder, è la nuova applicazione per Facebook, presentata da Face.com, che porterà il riconoscimento facciale nel social network. L’applicazione permette di monitorare l’archivio delle foto pubbliche presenti su Facebook, riconoscere, identificare e taggare il tuo volto o quello dei tuoi amici.

Come funziona?

Sembra che il riconoscimento, che si basa su di un potente algoritmo proprietario, sia particolarmente accurato e preciso. Photo Finder funziona come ogni applicazione di Facebook. Si fa partire la ricerca e l’applicazione segnalerà le foto in cui sono presenti i tuoi amici o in cui ci sei anche tu.

Per ora l’applicazione è ancora in versione beta, anche se è possibile registrarsi per essere tra i primi a testare l’applicazione.

E la privacy?

Ovviamente sorgono molti dubbi in merito. Lo sviluppo di un’applicazione in grado di monitorare milioni di foto e di garantire un riconoscimento facciale accurato apre scenari spaventosi e richiede particolare attenzione e cautela. Da quanto si legge su ReadWriteWeb la casa madre avrebbe dedicato particolare attenzione a questo aspetto.

Innanzitutto il sistema di taggatura è interno all’applicazione. Una volta avvenuto il riconoscimento è l’utente a decidere se taggare o meno una foto anche su Facebook. Photo Finder, inoltre, rispetta le impostazioni sulla privacy gestite attraverso il social network.

Non c’è una data certa per il rilascio ufficiale. Probabilmente nei prossimi mesi dovrebbero esserci delle novità. Stay tuned.

Facebook: come filtrare gli aggiornamenti

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Le ultime modifiche di Facebook non sono piaciute ai suoi utenti alimentando critiche e proteste. La novità ha generato confusione e senso di smarrimento. In parte è una conseguenza logica del rinnovamento, in parte è frutto del sovraccarico di informazioni e contenuti apportate dal nuovo “Live Feed”. Se in passato infatti era possibile seguire gli aggiornamenti dei propri amici spuntando un tab apposito, oggi il lifestreaming è diventata la parte principale del social network.

Il rischio era e rimane quello di essere sommersi da una mole di informazioni incontrollabili. Tanto più quando si risolvono in quiz o applicazioni poco utili. Da martedi Facebook ha introdotto alcune novità tecniche (al momento in cui scrivo non ho potuto ancora verificarne il funzionamento) che permettono di:

  1. nascondere gli aggiornamenti in base al tipo di applicazione
  2. creare liste di amici direttamente dalla home page
  3. inviti e richieste ritornano sulla destra

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Facebook: profilo ancora più “open”

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In questi ultimi tempi Facebook è in preda ad una vorticosa serie di assestamenti e di modifiche alla ricerca di una stabilità che ne possa mantenere vivo l’interesse e la curiosità. Da ieri, barattata per una scelta operativa che garantisca all’utente un maggior controllo sulla privacy, è attiva tra le impostazioni privacy l’opzione Everyone/Tutti.

Cosa significa? Che puoi decidere di rendere accessibile a chiunque il tuo profilo oppure solo alcuni elementi come gli Aggiornamenti di stato, i Link, i Messaggi in bacheca, le Info di base, le Info personali, le Info sul percorso di studi, le Info professionali, le tue Foto o i tuoi Video. Scegliendo l’opzione “Tutti” nella tua pagina privacy, chiunque potrà vedere i contenuti e gli elementi del tuo profilo che hai reso accessibili.

Questa novità rappresenta un passo ulteriore verso l’apertura del social network verso l’esterno. Per ora l’accessibilità dei contenuti aperti a tutti resta riservata agli utenti interni del “giardino” ovvero bisogna comunque essere loggati all’interno di Facebook per potervi accedere.

Ma penso che le prossime novità riguarderanno proprio questo aspetto. Da un lato la convergenza delle impostazione della privacy verso un modello d’utilizzo più semplice, privato/pubblico. La privacy granulare di Facebook, infatti, non è facile da comprendere e crea spesso confusione. Dall’altro la necessità di coinvogliare gli utenti all’accettazione dell’apertura all’esterno attraverso adattamenti tecnici che portino alla public timeline in stile Friendfeed.

Il segreto è socializzare

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Mi piace pensare che la tecnologia amplifichi le possibilità umane, tutt’al più ne modifichi i comportamenti, senza intaccarne in qualche modo la natura. Fenomeni come Facebook, MySpace, Netlog ed altri ne sono la conferma. La parola d’ordine attorno a cui ruota il successo dei social network infatti è socialità. Conoscere, condividere, sperimentare sono declinazioni di una delle principali necessità umane, quella di socializzare.

Cambiano le modalità o gli strumenti, magari, dalla gestualità infantile ai primi sms degli anni ’90, dall’invenzione del telefono ai giochi di ruolo del Web 1.0, resta intatto il principio di fondo.

Le novità annunciate alcuni giorni fa da Facebook lasciano presupporre che il terreno di scontro tra i competitors riguarderanno il modo in cui gli utenti potranno interagire tra di loro ed il livello di visibilità delle conversazioni.

Twitter e Friendfeed, da questo punto di vista, hanno anticipato i tempi favorendo le relazioni sociali e facilitando la possibilità di conoscere nuove persone. Facebook, al contrario, è nato come un ecosistema chiuso, un giardino in cui ritrovare amici, persone del passato, conoscenti comunque appartenenti alla sfera personale. Una tendenza che alla lunga potrebbe risultare poco stimolante e sulla quale Facebook potrebbe rivedere le proprie posizione in merito.

Una volta esaurita la curiosità nei confronti dello strumento sarà necessario trovare nuovi spunti in grado di generare interesse. Ancora una volta, probabilmente, la chiave di svolta sarà la socialità. E cosa c’è di più allettante che conoscere e socializzare con persone nuove ed interessanti? Friendfeed o Twitter, lo posso confermare personalmente, danno questa possibilità in cambio di una intimità allargata.

Ed intanto Facebook come si muove? Che le novità annunciate da Facebook siano il primo passo verso la “public timeline”, la condivisione pubblica dei propri profili e delle proprie conversazioni?

Foto | Flickr

Facebook, spallata alla concorrenza

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Novità in casa Zuckerberg. Facebook cambia volto presentando alcune migliorie tecniche che ne rivoluzionano in parte le caratteristiche funzionali. A dir la verità nulla di innovativo ma più che altro l’adozione di alcune peculiarità della concorrenza. Un modo per fagocitare il mercato e fornire un servizio completo che sminuisca la scarna praticità dei competitors, Twitter e Friendfeed su tutti.

Nessuna distinzione tra pagine e profilo. Una scelta che apre ad un uso diffuso e più “commerciale” dei fan. Il proprietario di una pagina potrà comunicare tramite il “News Feed” con i fan iscritti direttamente attraverso l’aggiornamento dello status. Ma non è una cosa che già fa egregiamente Twitter?

Cade il limite massimo dei 5000 amici. Potremo avere il mondo come Amico. Una soluzione che aumenta le potenzialità comunicative per le aziende.

Cambia il design della pagina principale. Maggior risalto al Live Stream, ovvero la possibilità di filtrare gli aggiornamenti in tempo reale in base ad amici o conoscenti e condividere gli interessi direttamente in Home page. Date un’occhiata a Friendfeed.

Il mercato dei social network è in una fase di assestamento. A quanto pare le scelte di FB si muovono in una direzione che escluda ogni minima carenza tecnica nei confronti dei competitors per offrire un servizio completo che soddisfi un po’ tutti, dalle persone alle aziende che ci dovrebbero investire.

La parola d’ordine è quella di occupare ogni possibile spazio d’azione. In attesa di alternative non proprietarie, cosa ne pensate?

Media sociali o strumenti di controllo “condivisi”

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Non si tratta del solito post su Facebook ma di una riflessione sull’evoluzione del web e la possibile deriva voyeristica delle reti sociali. Una preoccupazione personale già forte, alimentata da alcuni spunti interessanti, remoti come questo di Mauro Lupi sull’operatività leggera, o più pertinenti come la creazione di widget e plugin per Facebook Connect per la condivisione delle esperienze di navigazione online.

Internet è ormai diventato qualcosa di più di un semplice strumento di comunicazione, è entrato a far parte delle nostre abitudini quotidiane, un contesto comunicativo indistinguibile dalla vita reale. La confusione che avvertiamo nel riportare le fonti da cui prendiamo argomenti di discussione o a cui ci riferiamo nelle conversazioni di tutti i giorni è il sintomo di quella normalità banale di cui parla Giuseppe Granieri in un bel post sull’internet del 2009.

Ora, la differenza tecnica tra vita fisica e vita liquida sta nella consapevolezza con cui interagiamo con le persone, nella volontà che veicola le nostre azioni. In una piazza per esempio, l’interazione, la comunicazione, un gesto o una parola sono il frutto di una decisione consapevole, di una scelta volontaria valutata in modo contestuale. In rete, il data portability (letteralmente: portare i propri dati in giro per la rete) applicato ai social network ed a widget come Social Feet riduce la volontà di un’azione, che sia un commento, un post o la semplice navigazione, all’accettazione iniziale delle condizioni d’uso di quel determinato strumento. Le scelta non si differenzia in base all’ambiente (il sito, il social network) ma viene ripetuta  in maniera automatica ed indistinta, decontestualizzata e resa inconsapevole.

Social Feet, di cosa si tratta?

Social Feet è un widget per Facebook Connect che permette di condividere con gli amici le proprie esperienze di navigazione, una volta che ci si autentica con le proprie credenziali di FB mostra quali amici hanno visitato il sito, quando e dove si trovano in un determinato momento. Una condizione di autenticazione continua che presuppone inconsapevolmente l’accettazione tacita della tracciabilità perenne.

Penso sia sgradevole sapere che qualcuno possa conoscere, senza che ne abbia espresso consapevolmente il consenso, dove mi trovo, cosa sto facendo e quali siti sto visitando. Voi cosa ne pensate?

Qualora la necessità di operatività leggera dovesse portare al trasferimento online della maggior parte delle operazioni che facciamo sul computer, bisognerà pensare ad alternative utili affinchè la navigazione non si riveli un’attività deleteria per l’anonimato e la riservatezza. A meno che la garanzia d’anonimato non sia qualcosa a cui poter rinunciare gratuitamente in cambio di servizi personalizzati ed efficaci. Siamo pronti al rischio di uno strumento di controllo condiviso? Il pericolo è di accettarlo inconsapevolmente.

Foto | Flickr