Spazi vuoti e decisioni piene

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Non è un bel momento per l’Italia. Ma in fondo non lo è mai stato che io ricordi a meno che non si decida di voltare lo sguardo verso quei periodi storici che ci hanno visto grandi. Renzi nel suo stentato inglese ricordava il Rinascimento, altri l’Impero Romano. Incoraggiante vero?

Non è un momento felice oltre modo per noi poco più che trentenni. Incastrati tra la schiavitù del 2.0 (programmatori, consulenti più o meno tutto fare, startupper improvvisati o aspiranti co.co.pro) e quella ancora più stringente del 3.0 che ancora non riusciamo a immaginare.

In un momento di impasse, qualora non si sia talmente coraggiosi da lasciarsi tutto alle spalle e cambiare vita-lavoro-nazione-italiani-corrotti-disfattisti-sanguisughe-e-altri-luoghi-comuni-purtroppo-così-veri-da-risultare-oramai-anacronistici, l’unico palliativo alla disperazione è quello di prendere direzioni azzardate che possano spezzare quantomeno il malumore quotidiano. Ne esistono?

Il rischio è quello di rimanere infatti imbottigliati tra l’aprire una partita IVA sperando che qualcosa succeda,il ho-un-posto-da-dipendente-e-me-lo-tengo-stretto-tanto-non-ho-voglia-di-fare-un-cazzo-i-sindacati-altrimenti-a-cosa-servono-? e poi boh. Nessuna progettualità insomma.

Non è semplice soprattutto perché non esistono spazi che possano incoraggiare decisioni piene. Una normale giornata di inizio ottobre te ne da conferma quando vedi che una ragazza in ombrello sotto la pioggia battente a Roma tenta di attraversare a un incrocio ma resta inerme bloccata in un metro quadro di marciapiede inondato. Rafforzi le tue convinzioni quando la soluzione è rimanere in coda nel traffico condividendo l’attesa con migliaia di altri come te o uscire al primo svincolo per evitarla e trovarne di nuove. Quando l’opzione è obbligatoria la scelta non è più libera.

E’ in quel momento che tutto diventa “un eterno accalcarsi senza costrutto“. Se vedete degli spazi vuoti seguiteli. Vi auguro di trovarne.

*questo post nasce da qui:

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