#duegradiemezzo e i superpoteri della rete

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Lavorando a due passi da Montecitorio mi son detto “perché no, passiamo a vedere cosa dicono” è pur sempre una occasione per rivedere vecchi amici.

In un periodo come quello che stiamo vivendo però era inevitabile che il tema dell’incontro “Come Internet facilita le relazioni, accorcia le distanze e crea nuove opportunità di lavoro” non finisse per essere declinato sulle dinamiche della comunicazione politica, su come i partiti utilizzino il web per promuoversi e fare propaganda, su quale sia lo stato della rete in Italia.

Poco spazio quindi per il libro in promozione di Domitilla Ferrari, “Due gradi e mezzo di separazione“. E qui ci si chiede se la sede, Sala del Mappamondo a Montecitorio, fosse la più adatta per il genere. Magari a ben altri autori e pubblicazioni non sarebbe stato concesso lo stesso prestigio.

Ma questo è marketing. Non c’è bisogno che lo spieghi qui. Lo stesso marketing per cui Mara Mucci ci ricorda che “la semplificazione (non la superficialità) è un male ma un male necessario”. Quella stessa semplificazione che diventa superficialità laddove l’intento non sia informare quanto creare consenso.

Quella stessa superficialità per cui la politica non è poi così interessante e se pubblico una news dell’intervista rilasciata a Le Iene ottengo più Like rispetto a quelli che potrei ottenere se spiegassi cosa ho votato o cosa comporta una proposta di legge sostenuta o no.

Disaffezione nei confronti degli spazi della politica. Il punto è questo. Sulla quale la semplificazione dei linguaggi diventa inevitabilmente propaganda. Non è certo una critica ma se si vuole cambiare in qualche modo le sorti del paese bisognerebbe farsi qualche domanda su metodi e obiettivi.

Il problema non è la rete in sé ma la rete in noi” come dice Massimo Russo. La rete non è altro che lo specchio della società. E l’Italia al momento ha ben poco da offrire.

Bisognerebbe dare un segnale forte, cercare lo strappo, salire sul vagone più veloce e lasciarsi il resto del paese alle spalle, sperando che un giorno abbia modo di raggiungerci.

Un’utopia purtroppo. Dato che, probabilmente, chi avrebbe dovuto creare lo strappo è ancora una minoranza che quel sistema, così tanto biasimato, non ha fatto altro che replicare anche in rete. Per sopravvivere. Per ottenere visibilità semplicemente.Una questione di necessità.

Il paese reale è questo. Noi siamo questo. Facciamocene una ragione. Rete o non rete.

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