#coglioneno, siamo o non siamo tutti speciali?

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Io non volevo scriverlo questo post. E non avrei voluto neanche esser costretto a vedere quei 3 video della campagna #coglioneno che un tempo mi avrebbe fatto infervorare e mi avrebbe fato sfornare tweet a manetta come dicono i giovani (e come amo dire anche io a 31 anni suonati) sbraitando contro pseudo-responsabili-risorse-umane o quell’azienda che qualche anno fa mi avrebbe proposto un rimborso spese di 1,5€ al giorno a Milano per uno stage come copywriter.

Avrei preferito non scriverlo perché in fondo un minimo di verità esiste come in tutte le cose ma non è l’unica. E’ vero, esiste un problema che coinvolge giovani, freelance e creativi e tutti quelli che gravitano intorno a ciò che è web.

Giovane non può diventare una spada di Damocle da alimentare fino a quando la sorte non decide di mostrarci il suo lato più magnanime, è vero. Freelance non è un appellativo che alcuni sciagurati hanno deciso di indossare pur di ribadire la propria indipendenza da società e datori di lavoro. Creativo è ben altro da colui che becca una schedina di oltre 5000€ scommettendo su 9 match del campionato rumeno e della serie B brasiliana.

Quando si parla di lavoro, web e si cercano viralità e popolarità è semplice scadere nel banale, lasciarsi trasportare dal trending topic di turno (non aspettavate altro eh?) è semplice finire per confondersi, annullare le differenze al punto che quando tutti sono speciali poi nessuno lo è fino in fondo. L’Italia e la politica italiana sono maestri in questo.

Bisogna invece distinguere tra giovane e freelance o creativo, tra il cliente che non paga o non ritiene “giusto” dover pagare un lavoro intellettuale e un’azienda che vuole investire su un neolaureato ma non può garantire una retribuzione a chi porta poco o nessun valore nell’immediato.

E’ così che campagne come #coglioneno finiscono per generare l’effetto contrario rispetto a quello per cui erano state create. Sdoganare l’indignazione di pochi (ragazzi di valore, freelance e creativi meritevoli), quelli validi che realmente ogni giorno devono combattere per vedere riconosciuto il proprio mestiere, per allinearla alla superiorità intellettuale del mediocre che dall’alto della sua recente laurea in scienze delle merendine esige di non sporcarsi le mani con lavori che potrebbero deturpare il proprio genio. Non scrivo articoli che nessuno leggerà, non pubblico link su forum o gruppi di Facebook anonimi, non correggerò 20 cartelle A4 al giorno per blog anonimi. Sono un Kerouac incompreso e Ogilvy amerebbe discutere con me del futuro della corporate identity. [QUI tutti gli aspetti dell’altra faccia della medaglia ]

#coglioneno diventa occasione per quei “giovani” snob, presuntuosi pur senza esperienza (ce ne sono molti ve lo assicuro) per rimanere nel loro mondo ovattato in attesa di una PAGA CONSONA AI MIEI STUDI.

Vi auguro, tra qualche anno, di potervi vantare del vostro posto in un pub inglese a raccogliere bicchieri per la stessa cifra che vi avrebbero dato qui in Italia quando il futuro che pensavate DOVESSE incontrarvi srotolando un tappeto rosso ai vostri piedi non si sia rivelato così gentile e, trentenni, nessuno prenderà in considerazione la vostra esperienza fatta di retweet, citazioni su Facebook e preferenze assegnate a milioni di video su YouTube. (Anche qui ne conosco un bel po’).

L’Italia ha una memoria storica molto breve e ha dimenticato allo stesso tempo l’umiltà del dover imparare un mestiere. Preferisce ripudiare l’idea del ragazzino che ogni giorno gratuitamente, anzi in cambio di un bel po’ di insulti e scappellotti, passa il suo tempo a fissare azioni, parole, gesti del “u mesciu ca me mpara la fatica” (il maestro che, dedicandomi il suo tempo, mi insegna un mestiere si direbbe dalle mie parti). E li rende poco adatti al lavoro come dice il Corriere.

Prima che qualcuno vi paghi dovrete dimostrare di meritarvelo quel posto. Nessuno vi regala nulla tanto meno se ve ne state con le mani in mano a disdegnare chi un’opportunità ve la concede. L’Italia è un posto crudele per tutti. Non adagiatevi. In bocca al lupo.

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