Il momento di dire Basta

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Rinunciare, qualsiasi sfaccettatura assuma, è un’assunzione di responsabilità, ammettere a se e agli altri di non essere all’altezza di qualcosa, di aver fatto una scelta sbagliata o di aver commesso un errore di valutazione. A volte può solo voler dire che il nostro tempo è passato.

Spesso la rinuncia diventa un’ossessione  con cui non siamo in grado di confrontarci.

Lo abbiamo vissuto e ne stiamo subendo le cause noi italiani con le vicende politiche legate a Berlusconi tra procrastinazioni e desiderio di rinnovamento, è quello che vivono gli amanti quando uno dei due non si ritiene più all’altezza di quel sentimento (o di quella passione) e vorrebbe abdicare se non fosse che l’idea dell’abbandono (dell’altro o della proiezione di se stessi con l’altro) diventi un lento stillicidio, un confronto serrato con il timore di quello che sarebbe potuto essere.

Quando apri uno spiraglio, seppur minimo, concedi a chiunque di potersi sentire parte della tua vita. Di poter disporre anche solo di una porzione della tua quotidianità, di poter disporre dei tuoi tempi, delle tue decisioni e di condurne le redini. E’ la sensazione di onnipotenza che quel possesso ci induce ad avere e sa far titubare nel momento dell’addio.

Lo stesso che dovremmo percepire come clienti quando decidiamo di affidarci a un brand comprando un prodotto. Essendo parte di una famiglia (o di una combriccola) è naturale pretendere rispetto oltre a un servizio post-vendita o assistenza clienti impeccabili. Se non va bene ho il diritto e la possibilità di scegliere diversamente. Basta volerlo.

Chiunque sa bene quando è arrivato il momento della rinuncia, di chiudere una relazione, di provare qualcosa di nuovo, di lasciare un posto di lavoro e cambiare. Se ancora non lo hai fatto stai solo sprecando il tuo tempo.

Lei lo ha fatto in un modo a dir poco originale. Ora tocca a te.

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