Ritornare bambini

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Ci hanno rubato i sogni.  E forse anche la speranza di un futuro migliore aggiungerei. E’ vero. Allo stesso modo in cui una pioggia a settembre porta via con se la calura estiva o una coppia che improvvisamente esplode crea stupore tra chi era abituato a riconoscerne le abitudini.

Se avete buona memoria, però, provate per un momento a ricordare la sensazione di spensieratezza che poteva procurare il completo abbandono tra le mani di vostro nonno che in una giornata di insolita apertura aveva deciso di farvi fare un giro per le vie del paese magari anche per far conoscere il nipotino agli amici di “carte”. Ci ho provato ed è commovente.

Probabilmente vi risulterà difficile, spero non impossibile, dato che da tempo abbiamo dimenticato cosa significhi “fidarsi”. In qualsiasi occasione che preveda la ricerca di un partner di lavoro, di un consulente o di un fornitore ogni pensiero, ogni azione è dominata da uno stato mentale di diffidenza.

Ancor prima di decidere quale sia la strada che vogliamo percorrere le preoccupazioni si rivolgono a quanti potranno in qualche modo intralciare il cammino, ancora peggio a quanti, per un motivo o per l’altro, decideranno di voltarci le spalle.

Non siamo isole, per quanto ci sforziamo di volerci credere. E anche i successi individuali sono il frutto di interazioni, collaborazioni, persone che hanno creduto in noi e viceversa.

Un mutuo abbandono, affidarsi appunto, all’esperienza, alla professionalità, alla competenza dell’altro. Ritornate per un attimo bambini e ricordate spensieratezza e insegnamenti di quell’atto di fedeltà. Di quando stringevate la mano di un adulto per scoprire le bellezze del mondo. Si rischia tanto a credere troppo quanto a credere troppo poco.

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