La perfezione non è sempre perfetta

Standard

Non è un mistero che una delle principali ambizioni della società moderna sia quella di toccare con mano la perfezione. Siamo coinvolti in una tensione condivisa e partecipata verso qualcosa che, per quanto oggettivamente impossibile da definire, ammalia e inibisce.

Ogni volta che siamo interpellati a darne una definizione univoca non riusciamo a esprimerci se non attraverso metriche, giudizi comparativi, una scala di valori che prevede qualcosa in più, qualcosa in meno. Va da sé che qualcosa diventi più bello, migliore o peggiore, gradevole in virtù del periodo storico, dell’età, della zona in cui viviamo, del nostro pregresso di esperienze, relazioni sociali. Una condizione replicabile qualsiasi sia l’argomento, il settore d’intervento, dalle diatribe sul miglior giocatore di sempre al mondo alle divagazioni sulla cura stilistica di un Dalì.

La perfezione, tecnicamente, non esiste. E’ un concetto artificiale. Ne siamo consapevoli. Ma laddove, frutto di uno sforzo interpretativo comune, un gruppo più o meno definito ne abbia riconosciuto la presenza, è improbabile che sia anche perfetta.

Mi trovavo nei pressi del Lago di Bracciano qualche giorno fa quando un gruppetto di ragazze decide di tuffarsi in acqua. 3 belle ragazze, quasi sicuramente delle modelle, il genere di donna che difficilmente riesce a passare inosservata. Non a caso l’intera spiaggia raggrumava in un solo occhio reattivo e preciso che disegnava una linea continua con i movimenti dei corpi delle ragazze. Una dedizione quasi giustificata se non fosse che la situazione, divenuta insostenibile per le ragazze, non ha fatto altro che precipitare in insofferenza, sproloqui, insulti reciproci, abbandono dopo appena 10 minuti.

Cosa sarebbe successo se si fosse trattato di un brand o di un’organizzazione? Gli esempi non mancano. Da Patrizia Pepe, a Algida o Fiat o Samsung e Groupalia: sono diversi i casi di scivoloni che alimentano gli amanti dell’epicfail.

Non è un mistero che ritrovarsi sotto i riflettori, più o meno meritatamente, richiede una capacità organizzativa spesso sottovalutata. Sia che ci si ritrovi al centro del vortice per i propri successi o per la propria noncuranza sarebbe saggio chiedersi quanto la nostra struttura sia stabile, quanto sia in grado di reggere l’urto, quanti occhi indiscreti sia in grado di sostenere.

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

10 + 19 =