Come uscire da una penalizzazione di Google Penguin [una storia vera]

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Sono sincero, vi auguro di non incapparci mai. Scontrarsi con una penalizzazione Google è come restare impantanati nelle sabbie mobili.

Significa addormentarsi cercando di allontanare i fantasmi di un link innaturale e esser svegliati dalla voce tuonante del cliente che vi ricorda che ogni mese-sta-rimpinguando-il-vostro-conto-bancario per dei fantomatici servizi SEO che avrebbero dovuto portare il suo sito quantomeno in prima pagina di Google.

Ma partiamo dall’inizio. La storia (o l’incubo, a voi l’attribuzione) comincia il 26 giugno 2012 con una notifica sui Webmaster Tool: Google Webmaster Tools notice of detected unnatural links to: ……..

Non avete neanche il tempo di terminare l’ultima sillaba della notifica che avete già il webmaster del cliente in conference su Skype per chiedervi cosa sia successo, quali saranno gli effetti sul posizionamento e come fare per risolvere la questione.

Sono attimi ma bastano a ledere le certezze che vi hanno accompagnato fino a quel momento. Nessun uomo è mai sicuro di se stesso, soprattutto se non può averne il controllo.

Ripercorrerete ogni singolo momento delle vostre attività, ritorneranno in mente sorrisi, mail inviate, ricevute e mai spedite, sperimenterete la percezione pranica e rivedrete movimenti delle dita, link voluti, tentazioni mai soddisfatte e tentazioni a cui vi sareste concessi se solo se. Se solo foste in grado di ricordare di averne mai avute.

Vedrete widget replicati, footer link anonimi e isolati, anchor text che aspirano a un senso che mai potranno ottenere e la carne da macello di milioni di sidebar link in attesa del giudizio universale.

La lucidità poi vi farà visita per ricordarvi che siete sempre stato un uomo migliore e che il SEO che abita in voi non è mai sceso a compromessi (salvo quella volta che vi hanno offerto un link nascosto su un sito PR8 reale e non avete potuto resistere. Ma questa è un’altra storia).

Guardatevi intorno. Il mondo non è un bel posto in cui vivere. Corruzione, falsità e menzogne, tradimenti, scandali. Sebbene abbiate sempre pensato che il web fosse lontano anni luce dalla realtà a cui eravate abituati sapete che non è così e che il Dio denaro, anche quando assume le sembianze di un risultato di ricerca (ranking migliore significa maggior traffico significa maggiori guadagni) non fa sconti e accetta anche compromessi. Le “porcate” (keyword stuffing e link su anchor text nascosti)  sono vizi diffusi e magari prima o poi capiterà anche a voi di dover riparare agli errori di chi vi ha preceduto.

Come riuscire a far capire ad un cliente che la penalizzazione è frutto di una cattiva gestione delle attività di link building da parte della SEO agency che aveva in cura il sito web prima di voi e che, per ripicca, per invidia, per palese inferiorità o semplicemente per occupare il tempo, ha voluto rincarare la dose con una buona dose di link spam e link building negativa?

Impossibile. Bisogna solo confidare nella pazienza delle persone e nella propria professionalità che in un modo o nell’altro negli anni vi ha permesso di farvi un nome e delle referenze di peso.

La negative SEO esiste. E pare che quelli di Google non sappiano ancora come gestirla. Oggi è molto semplice, e Penguin non ha fatto altro che favorire gli effetti negativi di questa pratica, pompare un sito web con milioni di link provenienti da domini puliti e referenziati. Se operate in un settore altamente competitivo (fare SEO nel settore immobiliare lo è) ci saranno competitors che non avranno scrupoli ad acquistare link pur di mettervi fuori gioco per un paio di mesi. Google è ancora un giocattolo perfezionabile. Dopo aver appurato che anche il web è un posto di merda (scusate il termine) e che qualcuno sta provando a boicottarvi, dovrete bonificare e sperare che gli sforzi vengano premiati nel più breve tempo possibile. Nell’ordine vi ritroverete a:

  • verificare nuovamente il profilo di link che vi è stato dato in eredità
  • vivisezionare più di una volta ogni singolo link e tralasciare quelli più “naturali” a vostro avviso
  • ripetere la stessa operazione migliaia di volte (quei numeri che vedete nell’immagine sono solo l’ultima parte di un lavoro di oltre 4 mesi. In passato il primo valore aveva altre 3 cifre prima della virgola.)
  • contattare personalmente web master dei siti web che hanno inserito dei link verso il sito che state curando e richiedere la rimozione dei link sospetti
  • segnalare a Google, tramite l’apposito tool Webspam report, siti web sospetti che presentano dei backlink verso il vostro sito
  • fare una richiesta di riconsiderazione a Google descrivendo, nei minimi dettagli tutti i backlink sospetti che avete individuato e le operazioni che avete effettuato.

Non pensate che sia finita qui ovviamente. La costanza e la forza d’animo fanno di un SEO un SEO con le palle. Avete subito una penalizzazione? Preparatevi a comunicazioni di questo tipo: Richiesta di riconsiderazione per http://www.miosito.com/: il sito vìola le norme sulla qualità di Google Le tappe del calvario:

  • 26/06/2012: prima richiesta e report completo su backlinks e azioni intraprese 04/07/2012: il sito viola le norme sulla qualità di Google
  • 26/07/2012: prima richiesta e report completo su backlinks e azioni intraprese 26/09/2012: il sito viola le norme sulla qualità di Google
  • 03/10/2012: ennesima richiesta di riconsiderazione, report completo su backlinks innaturali creati da altra SEO agency e  promessa di 6 mesi di castità in caso di esito positivo

Preferisco evitare le considerazioni in merito. Sarebbero inutili perché bisognerebbe sprecare voci di denuncia nei confronti di un sistema, Google, che veicola vite, successi e insuccessi e che muove denaro, senza ottenere risposta.

Ci si aspetterebbe, quantomeno, che un modello di business come quello del posizionamento nei motori di ricerca potesse contare su un livello di accuratezza superiore e su un sistema di segnalazione/risposta più reattivo.

Le aziende che investono e i navigatori web che credono di ritrovarsi dinanzi a risultati di ricerca nelle SERP coerenti e di qualità necessiterebbero di un rispetto maggiore di quello concesso.

Soprattutto se una Richiesta di riconsiderazione per http://www.miosito.com/: intervento manuale antispam revocato ti comunica che il sito web su cui hai lavorato è stato oggetto di un intervento manuale. Mi viene da pensare che l’uomo ha confermato per l’ennesima volta la sua stupidità nei confronti della macchina.

Ma poi apro Google Analytics, faccio un refresh dei posizionamenti del sito web oggetto della penalizzazione, ripenso ai tempi bui e lascio che la voce del cliente che ripete ottimo-lavoro-Luca-confermiamo-il-contratto-e-la-consulenza-seo-per-altri-12-mesi reciti il ruolo di protagonista. Se lo merita.

7 thoughts on “Come uscire da una penalizzazione di Google Penguin [una storia vera]

  1. xzed

    Ciao,
    ma per conoscere la posizione delle keyword, come si vede nell’ultima immagine dell’articolo, hai usanto un programma specifico o qualche sito?

  2. lucavalente

    Ciao, xzed ho utilizzato RankTracker (SEO Powersuite). Online che io sappia non ci sono siti che ti permettono di salvare e tracciare le variazioni del posizionamento.

  3. Ciao Luca, bell’articolo, grazie. Però se non ho capito male si trattava di una penalizzazione manuale, non di Google Penguin che è algoritmica e da cui al momento sono pochissimi i siti che sono riusciti ad uscire. Senza nulla togliere alla validità della tua case history naturalmente 😉

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