Tre etti di parole senza stopwords (o come offendere un copywriter)

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Chi mi conosce, meglio chi mi legge da tempo su questo blog, sa bene quanto la qualità sia qualcosa che mi sta tremendamente a cuore. Ancor più perché a differenza di altro non ne riesco a cogliere una definizione univoca. Come fare, d’altronde, quando ci si confronta con un’idea soggetta alle variazioni dell’umore, all’andamento dei mercati , a quello che gli altri pensano.

La qualità non si può quantificare. E’ proprio questo il suo carattere magico. E’ proprio questo che ce la rende ammaliante quando si presenta ai nostri occhi. Sempre più di rado purtroppo. Soprattutto se la si vuole accostare alla parola web. Qualità dei contenuti web. Cosa vorrà significare? Provate a spiegarmelo. Provate a spiegarvelo.

Probabilmente nulla, ad oggi, visto che da più parti ormai la qualità sembra relegata nell’angolo di un vecchio Commodore 64, tra una cassetta a nastro e un vecchio libro ammuffito sulla bellezza delle parole.

Provate a fare una ricerca online per articolisti, blogger o copywriter e vi capiterà di trovare fantomatici editori, o presunti tali, che vi offriranno contratti di collaborazione a peso. Avete sentito bene. Le parole hanno un peso definito. Indipendentemente da quello che esprimono. Vi riporto qualche esempio.

Questa l’offerta di un content marketplace (leggete tutta la pagina vi prego) in cui mi sono imbattuto in questi giorni:

0,008 euro a parola per livello di qualità ad una stella
0,01 euro a parola per livello di qualità a due stelle
0,012 euro a parola per livello di qualità a tre stelle
0,015 euro a parola per livello di qualità a quattro stelle

E ricordate anche che: In ogni ordine verranno addebitate tutte le parole che non fanno parte dell’elenco delle stopwords.

Questo quello a cui si aspira dall’altra parte della barricata:

Articolista serio ed esperto, con tante collaborazioni pregresse, cerca lavoro.
Garantisco la massima serietà e puntualità.
Retribuzione di 1 centesimo a parola.
Fatevi avanti!

Scrivere ha un valore indipendentemente da quanto sia inflazionato il numero di coloro che si professano copywriter. E’ inevitabile che quando la scrittura diventa un modo per fare business, uno strumento per vendere, debba adattarsi alle esigenze del mercato. Sono costretto anche io a scendere a compromessi. Ma questo non significa che la scrittura debba essere costretta a prostituirsi. Le parole non potranno mai essere paragonate ad un oggetto o a un frutto. Per quanto una mela possa saziarci non potrà mai modificare il modo in cui vediamo il mondo. Se siete disposti ad accettare questo declassamento probabilmente la scrittura non fa per voi. La prostituzione fiorisce nell’indigenza. Chi vi paga gode del vostro prostituirvi.

Io, intanto, “M’illumino d’immenso.”

12 thoughts on “Tre etti di parole senza stopwords (o come offendere un copywriter)

  1. Luca, riesci sempre a fare centro.
    Trovo che la prostituzione della parola o, meglio, dei parolieri (per non parlare dei parolai!) sia un male senza limiti…proviamo a pensare ai milioni di parole che, senza soluzione di continuità, ci bombardano in ogni momento facendo di noi una sorta di bersaglio mobile. Brividi.
    Eppure c’è ancora la voglia d’illuminarsi, magari di meno ma pur sempre d’immenso.
    Grazie!

    • lucavalente

      @rocco Il fatto di essere dei bersagli mobili è una condizione che oramai dobbiamo accettare. Ci si aspetterebbe quantomeno di poter scegliere in che modo e con quale livello di dignità farlo. Maledetti parolieri 🙂

  2. Chiara

    Ciao Luca, ho già espresso la mia stima nei confronti del tuo blog e la confermo grazie a questo post. Non conoscevo il sito in questione. L’ho appena visitato e devo dire che sono rimasta a bocca aperta, soprattutto per le stopwords… Ovviamente concordo con te, i tempi sono quelli che sono e ci si deve adattare, ma con un minimo di criterio ed amor proprio santo cielo! Personalmente non comprendo neanche l’esistenza di un “listino prezzi”..spesso mi chiedono quanto valga un articolo di tot parole e/o tot cartelle. Sinceramente non riesco a rispondere in questi termini. Un testo è da valutarsi nel progetto complessivo,tenendo conto di tante variabili, tipo obiettivi, target, strumenti di diffusione. Sarebbe interessante approfondire l’argomento, ma non vorrei diventare prolissa. 🙂 Un saluto intanto e grazie per lo spunto. Chiara.

  3. Mi pare che un tempo anche gli articolisti dei quotidiani fossero pagati per numero di articoli scritti ed ancora oggi diventi pubblicista se hai scritto tot articoli.
    Il come non te lo viene a chiedere nessuno.
    Purtroppo il mercato ha bisogno di certezze e le uniche certezze le danno i numeri.
    Detto questo, in ogni ambito, ha vinto e vincerà sempre la qualità e la voglia di fare bene.
    E’ bene quindi che chi pensa di avere le capacità non si svenda o venda ma crei progetti personali propri e li porti avanti con coraggio, intraprendenza ed un pizzico di paraculaggine.
    Se ci si crede, il resto verrà da sé.

  4. Ciao Luca,
    nel tuo sfogo mi ci tuffo come fosse un lago, ci sto dentro fino alla punta della testa. Questo perché svolgo la professione del copywriter e più e più volte – ahimé, ne ho perso il conto – mi sono trovata a discutere con clienti che mi han fatto offerte miserrime. Di solito sono io che faccio i prezzi e spesso il cliente non torna, ma se torna non mi lascia. Questo perché la qualità va pagata e va pagata bene. Tutti lo sanno: un testo persuasivo, scritto come si deve, aiuta a vendere. Un testo scritto con i piedi, il lettore lo fa scappare. E perdi in “conversione”, perdi in stima, perdi in autorevolezza…

    Per risparmiare, hai perso più soldi. Paradosso assurdo? Ntz, solo pura realtà.

    Conosci già il forum GT e la sezione dedicata al copywriting? Vienimi a trovare quando vuoi/puoi. Il tuo contributo sarebbe accrescitivo per tutti.

    Un saluto

  5. lucavalente

    @jose Nel caso specifico dell’editoria e dei giornali l’accesso era basato sì sui numeri (articoli e cartelle) ma esisteva un filtro (caporedattore) che in qualche modo garantiva un certo livello di scrematura e qualità. Laddove non possa esprimersi ben vengano i progetti personali e la capacità di non svendersi.

    @chiara Anche io ho molte perplessità sulla necessità di un listino prezzi. Questo potrebbe essere utile (e lo è) solo per determinate categorie di testi, come punto di riferimento, una sorta di minimo sindacale oltre il quale non è consentito scendere nel caso in cui si presentino condizioni imbarazzanti come quelle che ho descritto nell’articolo. Un modo per regolarizzare il mercato, insomma.

  6. Non c’è limite al peggio. La qualità è importante: ma per chi? A me è stato proposto di fare il responsabile editoriale di un sito venendo però pagato a pezzo scritto. A volte l’unica linea editoriale di un progetto web è migliorare il ranking su Google. Il lavoro si gioca sempre più al ribasso. Anche nel giornalismo. Conosco persone che, pur di fare questo lavoro, sono disposte a guadagnare 1 o 2 euro lordi per articolo scritto. Ne vale la pena? Io credo di no. Ma credo anche che il cottimo, a meno che non si parli di cifre parecchio alte, sia comunque una fregatura per chi esegue il lavoro: tutto il tempo speso a migliorare, ad apprendere, le ore investite nelle attività collaterali o propedeutiche alla creazione di un contenuto, questo tempo e queste energie come vengono retribuite? Clienti e committenti scaricano così i costi e noi rischiamo di trovarci di fronte a compensi sempre più da fame. Devo ammettere di essere abbastanza pessimista sul futuro. Sarà che ho recentemente letto “Vita da freelance”. Non so. Grazie per la riflessione e la condivisione.

  7. Ciao, è la prima volta che leggo il tuo blog – peraltro molto interessante – e di conseguenza anche che commento.
    Inizio subito col dirti che questo articolo non mi piace per nulla. Io appartengo alla tanto vituperata categoria di coloro che scrivono contenuti a cottimo. Immagino saprai benissimo che il lavoro di SEO writer, almeno ai livelli in cui lo faccio io, non c’entra nulla con la qualità e tanto meno con la scrittura. Si tratta di mettere insieme pacchetti di parole, con in mezzo un tot di parole chiave, per deviare l’attenzione di Google.
    Ora, il tuo articolo, sinceramente, ha il gigantesco difetto di prendersela con le ultime ruote del carro. La stragrande maggioranza delle persone che scrivono contenuti a cottimo lavora in outsourcing da chissà quale disgraziatissimo paese del mondo, oppure sta dietro il pc di casa sua in Italia a cercare di mettere insieme un affitto come capita. Il problema non sono certo loro, che “si prostituiscono”. Il problema semmai sta nel fatto che la rete ha bisogno di lavoratori del genere. E’ la rete a generare il problema, non certo i lavoratori che accettano di lavorare a quelle condizioni. Ti linko un post che parla proprio di questo: http://jumpinshark.blogspot.com/2011/06/su-wp-e-wm-defeticizzazione-della-rete.html
    Spero di sbagliarmi, ma in questo articolo leggo la stizza di chi accusa gli ultimi arrivati di aver fatto decadere la professione.

  8. danielafinizio

    problema vissuto, eppure noi lavoriamo su un topic specifico come il scientific writing. Per colpa di queste offerte ci troviamo di fronte a richieste assurde da parte di nuovi clienti che ci chiedono di lavorare un tanbto al chilo: “quanto costa un articolo di 3 pagine?” rispondiamo “abbiamo bisogno di più informazioni e di vedere il materiale di partenza” (in realtà stiamo pensando: “ma dde che?? di che si tratta a che tte serve? in che lingua??”) e così loro scompaiono.

    Per ora noi ci possiamo permettere di rifiutare il lavoro di così basso livello, ma ovviamente la concorrenza “un tanto al chilo” potrebbe iniziare a crearci problemi.

    Ma l’impatto non è solo economico: il rischio è l’appiattimento della qualità e del “contenuto” dei contenuti, e poi il fatto che (ma questo già avviene) tutto sarà uguale, pieno di inutili cliché linguistici. Tutto massificato e tutti contenti perchè è quello che inconsciamente vogliono (qualcosa che hanno già letto).

  9. amedeo

    Complimenti per l’articolo.
    E’ la prima volta che frequento questo blog ma, facendo di lavoro il web writer, non posso che condividere quanto scritto. La qualita’ di uno scritto, come puo’ essere misurata da uno che affida lo scritto a terzi? Non immagino possegga le caratteristiche adatte per poter giudicare. E con quale criterio Panda stabilisce la qualita’ di un lavoro? E’ solo un algoritmo e quindi non pensa, non legge…. E che dire dei compensi? Mi hanno offerto di scrivere articoli da minimo 250 parole per 1 €.
    Ho rifiutato, ovviamente, con le ispirate parole del grande Cetto Laqualunque: ” ‘ndo c… a te”
    Un saluto a tutti voi compagni di sventura.

  10. Siamo alle solite. Si ripropone lo sfruttamento off line delle redazioni dei quotidiani in un ambiente, il web, non considerato fucina per trovare sistemi migliori, business differenti, ma semplice banco di supporto ai vecchi modelli. Anche di pagamento.

    Sono famose le redazioni di grandi gruppi editoriali che pagano 21cent a modulo (cinque righe incolonnate) per articolo pubblicato (se lo scrivi ma non c’è spazio per la pubblicazione hai lavorato a vuoto).

    Detta così il tariffario dell’articolo è ancora più agghiacciante.

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