Perché questo Google Plus mi interessa

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Questo post aveva un altro obiettivo. Nasceva con l’intento di narrare come la creazione di reti sociali stia acquistando progressivamente il carattere speculatore e veniale della pubblicità.

Nasceva con un obiettivo, mostrare come l’ambiente in cui i soggetti si muovono, stringono relazioni, lavorano, spendono il loro tempo, finisca per influenzarne non solo il modo di interagire ma modifichi radicalmente anche il fine di quelle interazioni.

Ma la nuova creatura di Big G ha inflazionato i pensieri della rete a tal punto che è inevitabile non spendere due parole anche su questo.

Cosa spinge Google Plus a riporre minore attenzione nei confronti di quello che mi interessa pur di andare a muso duro contro il suo acerrimo nemico? Non me ne voglia gianluca per il riadattamento del suo pensiero e del suo titolo. Facebook è relazioni, Google interessi. E invece (Google) vuole giocare sulle relazioni, in cui Facebook gioca in casa. Perché? Logiche aziendali, necessità di spingersi su pratiche assodate, testate, funzionanti.

Interessi, passioni, argomenti di cui discutere non hanno valore se non possono monetizzare. E nel breve tempo questo non è possibile. L’alternativa è trasformare le relazioni in qualcosa di profittevole. Ecco perché alcune piattaforme stanno cercando di condurre lo spirito sociale a quello delle transazioni economiche. Prizes.org o ReferralKey o l’italiano Tuoguru.com, per citarne alcuni, trasformano le peculiarità dei network in market place in cui vendere e scambiare conoscenza, suggerimenti, competenze, passioni.

Che lo si voglia o no, la relazione economica è una aspetto delle interazioni sociali. Facebook ha dato il la a questa tendenza, predisponendo uno spazio in cui specchiarsi e autopromuoversi. Al punto che anche utenti e amici diventano piattaforme attraverso le quali veicolare pubblicità e promozioni online. Personali o di terzi.

Sia che si tratti di uno spazio sovraffollato, sia che si parli di un giardino riservato a pochi astanti, l’opportunità resta. Per stimolare la vanità personale sempre alla ricerca di fonti rinnovabili di autoreferenzialità, per migliorare la visibilità propria o altrui, per farsi vedere e rivedere. Google Plus è solo l’ennesimo tentativo di soddisfare questa nuova domanda.

La parola chiave è interessi. Alcuni la associano ad argomenti di cui discutere, altri a qualcosa da salvaguardare (e far proliferare possibilmente). Ecco perché questo Google Plus mi interessa. Come un frutto maturo da spolpare fino a che è possibile farlo.

L’internet sociale non rende. La profondità e l’analisi non rendono. Navigare in superficie è il modo nuovo di affrontare il web. Quelle cose orripilanti che piacciono alle persone normali (giochi, app, domande) ne sono la conferma. E’ triste ma è così.

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