First is not always Best

Standard

La posizione in classifica dice quello che siamo. Quanto più un’azienda, una persona, un brand superano la concorrenza tanto più siamo portati a pensare che la qualità di quello che possono offrirci sia di gran lunga superiore rispetto agli altri.

In una società competitiva, che fa del superamento dell’altro una virtù, questo tipo di associazione è inevitabile. Ma la qualità è direttamente proporzionale al posizionamento?

Nei giorni scorsi parlavo con un cliente che non riusciva a capacitarsi come mai un’azienda quasi sconosciuta fosse in prima posizione su Google per la parola chiave su cui ruota quasi l’80% della domanda su web. Comparire in prima pagina sui motori di ricerca per quella keyword significa inevitabilmente visibilità, contatti, vendite.

Per quanto sia affidabile e sottile, il modo in cui i motori di ricerca valutano la qualità di un sito web non è sempre impeccabile. Come per ogni sistema esistono delle falle.

L’insieme di fattori che contribuiscono a migliorare il posizionamento nei motori di ricerca (età del dominio, numero e tipologia di backlinks, architettura e navigabilità dei contenuti, codice) non riflettono sempre la realtà. Giocare sporco, ad esempio, per quanto sia deprecabile, rientra in questa serie di elementi. E indubbiamente c’è chi lo fa per trarne dei vantaggi. Non è la vita ad insegnarcelo?

First is not always best. Se anche la fiducia che riponiamo in un brand dipende sempre più spesso dai successi SEO, dovremmo iniziare a ripensare il concetto di qualità e dissociarlo da quello di competizione. Almeno sul web.

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

2 + thirteen =