Isteria

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Quando si è accerchiati la reazione isterica può diventare una naturale valvola di sfogo. Lo vediamo quotidianamente sui mezzi pubblici, tra gli automobilisti in coda ad un semaforo, nelle attese alla cassa di un supermercato.

L’isteria spesso si manifesta con una teatralità grottesca al limite del ridicolo. Per chi osserva diventa un sorriso che scivola dal labbro, uno spiraglio in una giornata anonima. In cosa si traduce per chi ne è coinvolto più o meno direttamente? E se l’isteria colpisse la comunicazione di un brand?

Nel processo di “umanizzazione” dei brand che avremmo dovuto vivere con il social media marketing non è possibile trasferire anche la parte irrazionale dei comportamenti umani. Tatto, moderazione, controllo, per quanto siano poco comuni, dovrebbero essere virtù imprescindibili nella comunicazione digitale. Perché?

In rete l’arroganza e la supponenza hanno vita breve. La forza del singolo non si esaurisce nella manifestazione personale ma si rigenera nelle reazione che è in grado di innescare. Chi si occupa di reputazione online dovrebbe saperlo. Non esistono disparità, brand e utente sono sullo stesso piano. O si accettano le regole del gioco o si decide di andare oltre l’umano. Oltre e fuori dalla conversazione.

2 thoughts on “Isteria

  1. d’accordissimo su tutto, credo però molto dipenda a che punto della conversazione arriva la “reazione isterica” di cui parli. Dopo quanti post è giustificabile? La sensazione di accerchiamento è comprensibile dopo 10, 20, n post? E quando ne bastano 2?

  2. luca valente

    Quando c’è di mezzo un brand la reazione isterica è inammissibile. Ragionando per assurdo, se fosse giustificabile, si potrebbero trovare delle vie alternative per difendersi. Se ingiustificata, beh, in tal caso sarebbe solo deprecabile. Non credi?

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