I cattivi del SEO, bad reputation e posizionamento online

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Chi lo ha detto che la cattiva reputazione online non paga? Bene o male, l’importante è che se ne parli. Tradotta in chiave SEO diventa: un link è pur sempre un link. Indicativa e singolare per certi aspetti l’esperienza della signora Clarabelle Rodriguez riportata dal New York Times.

In sintesi la signora cerca su Google la marca dei suoi occhiali da sole preferiti. Ai primi posti del motore di ricerca trova il sito DecorMyEyes e ordina il prodotto.

A questo punto ha inizio la disavventura. L’ordine non va a buon fine, la signora blocca la transazione ma viene bruscamente insultata e minacciata dall’amministratore dell’azienda.

La signora cerca maggiori informazioni sul sito Getatisfaction e qui scopre che esistono numerosi altri clienti che hanno vissuto la sua stessa esperienza. In un thread del sito, inoltre, una nota del fantomatico signor DecorMyEyes riporta:

“Hello, My name is Stanley with DecorMyEyes.com, I just wanted to let you guys know that the more replies you people post, the more business and the more hits and sales I get. My goal is NEGATIVE advertisement.”

Per quanto gli addetti ai lavori si sforzino di puntare sulla correttezza e sulla trasparenza, quanto meno sul web, esistono pratiche SEO e scelte di marketing che remano in una direzione contraria.

Supportate in questo caso anche da alcune defaiances tecniche dei motori di ricerca. Nel caso specifico infatti il sito DecorMyEyes aveva ottenuto un ottimo posizionamento online grazie ai commenti negativi. Google infatti non usa la sentiment analysis nella valutazione dei link. Il peso dei link è uniforme sia nel caso in cui provengano da recensioni o commenti positivi che negativi. Pare che Google stia cercando di correre ai ripari.

Una scelta ardita ma a quanto pare producente: il successo è inversamente proporzionale alla reputazione. DecorMyEyes seguiva questa logica: maggiore insoddisfazione, più link al sito, miglior posizionamento, incremento delle vendite. Ora indubbiamente dovranno inventarsi un nuovo mercato.

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