Feticci e altre cose da condividere su Facebook (e non solo)

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Non c’è più differenza: sia che tu abbia perso il lavoro, sia che ti stia chiedendo perché la tua donna non si sia presentata sull’altare o che ti stia interrogando sull’inconsistenza dell’Inter di quest’anno.

Modificare uno status su Facebook, rilanciare o sostenere una causa su Twitter scandiscono i tempi e danno valore alla partecipazione emotiva al flusso di informazioni e update.

Le nuove possibilità tecniche hanno rivoluzionato la percezione delle esperienze trasformandole in un guazzabuglio indefinito di momenti ugualmente importanti. Ugualmente privi di senso. Un eterno spettacolo di oggetti da portare alla ribalta.

Condividere è la superficie sulla quale poggiamo relazioni, siano esse sociali, economiche o di altro genere. I riflettori della visibilità continua ne destabilizzano la carica emotiva al punto da eliminarne qualsiasi gradazione di valore. Qualsiasi distinzione.

Cosa è più importante di cosa? Cosa, di noi, ha veramente valore per noi? L’eterno stato di ribalta al quale consegniamo porzioni di vita non farà altro che atrofizzare la percezione di quello che abbiamo vissuto. E trasformare la vita nel feticcio di sé stessa. Forse mi sbaglio. Lo spero. Nel caso peggiore avremo almeno qualcosa in cui credere.

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