Media sociali e business, c’è ancora molto da imparare

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Apriamo una pagina fan su Facebook o un blog? Attiviamo un account Twitter o un brand group su LinkedIn?

Utilizzare i social media per comunicare e promuovere la propria attività è una necessità avvertita da molti. Ma spesso la loro adozione è vissuta come adesione ad una tendenza, non come una strategia con regole e dinamiche definite differenti da quelle del marketing tradizionale.

Ancor prima di discutere su quali strumenti utilizzare vi sono argomenti che un’azienda dovrebbe affrontare a vari livelli.

I social media esigono trasparenza. Perché possano funzionare devono poter essere il riflesso di una cultura aziendale condivisa. Il rischio sarebbe quello di osservare dei rami spogli al momento del raccolto.

Uno dei principali difetti che mi capita di notare quando si affrontano interrogativi di questo genere è che Facebook o Twitter siano considerati come l’ennesimo “tranello” per invadere uno spazio con la propria immagine.

I social media sono disposizione all’ascolto, richiedono un cambiamento nella cultura aziendale tale da annoverare l’umiltà come una condizione di cui non ci si debba vergognare.

Cosa significa trasparenza? In un ambiente in cui le persone (non i clienti) hanno sempre maggiore centralità, le aziende dovrebbero pensare ed agire come individui, scoprire un atteggiamento più umano. Rivalutare la propria presenza in relazione alla reputazione acquisita, avviare attività, anche procedurali o di rivisitazione dell’offerta, che migliorino il prodotto e costruiscano fiducia attorno al brand.

Se in passato l’azienda era quello che comunicava, nel futuro prossimo dovrà mostrare quello che realmente è. Soprattutto quando la seduzione, se non l’inganno, della pubblicità tradizionale non avranno più alcuna influenza sulle decisioni di acquisto (ci siamo quasi).

Un po’ d’utopia. Marketing aziendale e personal branding saranno due facce della stessa medaglia. Singolo individuo (cliente o lavoratore interno) ed azienda si identificheranno. Sempre che a monte esistano le condizioni (valori aziendali positivi, disponibilità ad ascoltare, autocritica ed attenzione alla qualità del prodotto)  che spingano il primo, dall’impiegato alla donna delle pulizie, a promuovere, scommettere sui valori di cui un’azienda è portatrice. Se ancora si pensa che “si potrebbero simulare conversazioni e commenti positivi tra account fake?” ci sarà ancora molto da lavorare.

Vi suggerisco la lettura di questa interessante intervista a Massimo Cavazzini, Web manager in 3 Italia.

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