Re, figuranti e coltivatori di notizie

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Se qualcuno avesse mai osato pensare che la scrittura potesse essere riconducibile, anche solo lontanamente, alla capacità di riempire spazi bianchi, non avremmo potuto far altro che etichettarlo come provocatore, se non come un pazzo. Un tempo, forse.

Le cose, invece, non sono così diverse da quanto prospetta questo simpatico buontempone. La scrittura è una marionetta in balia del passaparola.

Anche su questo blog, come altrove, d’altronde, abbiamo affrontato la questione annosa della qualità dei contenuti. Un argomento trito e ritrito al punto tale che l’espressione pare abbia smarrito il suo potere magico. A meno che non si decida di analizzarla da un punto di vista meno assoluto, come parte di un sistema più grande.

Content is not the king. La capacità di raccontare una buona storia resta ancora un’opportunità valida per chi decida di intraprendere la strada del blogging?  Ahimè non è l’unica, tantomeno quella fondamentale.

Esistono qualità alle quali è impossibile rinunciare. L’autopromozione innanzitutto, così come la capacità di sapersi proporre senza indugi.

Nel momento in cui strumenti come Twitter o Facebook vengono utilizzati come canali commerciali, infatti, diventa inevitabile pensare al lettore come ad uno snodo, un potenziale “influencer” in grado di generare traffico. Al punto che la possibilità di entusiasmare attraverso il semplice rincorrersi delle parole non assume più il valore di un tempo. Ma viene sostituita dalla rassicurazione della presenza.

I segnali di questa degradazione sono molteplici, sia per i blog personali che per quelli più o meno professionali. La riduzione della complessità testuale si rispecchia nella necessità di sgranocchiare i contenuti in mobilità. Oppure nella tendenza tipica delle content farms o di alcune aziende di nanopublishing di occupare lo spazio nei motori di ricerca attraverso produzioni di massa. Meglio se in real time. La quantità a discapito della qualità come modello editoriale.

Cerco di convincermi, comunque, che la verità, come spesso succede, sia nel mezzo. Le smentite esistono. La speranza, a parte i casi internazionali di successo, dimora in quei blog nostrani in grado di fornire ancora esperienze di lettura educative e di qualità. Eccone 5 che vi consiglio: Andrea Beggi, Manteblog, Pandemia, Minimarketing, 4everyoung.

http://www.mantellini.it/

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