Stupido è cool

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“Stupido è chi lo stupido fa, Signore” recitava Forrest Gump. Beh, la nuova campagna pubblicitaria di Diesel riconfigura la vecchia concezione della stupidità introducendala in una nuova categoria come una sorta di antidoto liberatorio nei confronti dell’intelligenza.

Una campagna che elogia la filosofia dell'”essere stupido” e l’affianca a categorie come l’intraprendenza, il coraggio o la ribellione.

Negli ultimi tempi, specialmente in Italia, e non solo in politica, ci siamo abituati ad operazioni che svuotano il senso di termini, ne eliminano la carica emotiva e le riposizionano in un’ottica completamente nuova, consegnandone un significato differente.

“Stupid might fail. Smart doesn’t even try” recita uno dei copy della campagna. Una forzatura. Niente di più. A meno che non si voglia, ma l’intento sembra proprio questo, spezzare il legame tra significante e significato. E rivoluzionare le categorie di valore che conosciamo.

Una pratica che probabilmente avrà gli effetti desiderati a livello commerciale e che spingerà nuovi proseliti ad imboccare la via della stupidità. Come se non bastasse quello a cui siamo già abituati. A questo punto mi meraviglierei se non volessi essere stupido anche tu. Because stupid is cool.

3 thoughts on “Stupido è cool

  1. C’è una bella leggerezza nel sentirsi stupidi. Nell’autorizzarsi, ogni tanto, ad esserlo. Abbassare le aspettative su di se. Può essere una libera scelta di intelligenza.
    Niente a che fare con l’eseguire il comando della Diesel, un imperativo pubblicitario fra tanti altri.
    Forse ugualmente efficace. Forse, spero, autoritario.

  2. Indubbiamente irene, sono pienamente d’accordo.

    La preoccupazione, non così infondata, è che l’evasione temporanea, frutto di una libera scelta, diventi una condizione di vita. E si finisca con il confonderla con una categoria da sviluppare, diffondere.

    In molti ambienti dal mondo dello spettacolo alla politica la stupidità in senso lato viene esaltata come modello. Se lo si contrappone alla curiosità intellettuale o, per dirla con un termine caro al web, alla “qualità dei contenuti”, beh, non è esaltante come prospettiva.

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