Esplorare significa ancora cercare?

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La tecnologia sta cambiando le nostre abitudini. E nel tempo capacità che davamo per scontate finiscono per risultare lontane, estranee addirittura avverse. Lo stesso vale per il web.

Un tempo l’esplorazione presupponeva capacità di ricerca, combinazioni, prove, errori. Alla stregua delle pratiche dell’uomo primitivo l’esperienza nell’ambiente digitale era paragonabile alla caccia, dove la predisposizione e l’intuito risultavano determinanti per conseguire il risultato sperato.

Ma l’innovazione se da un lato ci spinge verso il futuro, dall’altro lo fa a discapito delle nostre capacità di elaborazione. Social network, servizi di microblogging, feed RSS ed aggragatori vari che dovrebbero permetterci una consultazione rapida, lineare ed organizzata delle informazioni in rete, giorno dopo giorno, riducono la nostra capacità di procurarci quello di cui abbiamo bisogno. Offrendoci quello che altri, amici, infomediari, opinion leader hanno scelto per noi.

Deleghiamo funzioni in cambio di una comodità che ci permetta di controllare il mondo. E che l’eccesso di informazioni renderebbe altrimenti alienante.

Questo compromesso potrà ricompensarci di quello a cui inevitabilmente rinunciamo quotidianamente? Il piacere della scoperta. Io penso di no.

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