Privacy: perchè non seguire i consigli di Facebook

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A partire da oggi accedendo al social network gli utenti verranno introdotti, attraverso un processo guidato, nella ridefinizione e nell’aggiornamento delle impostazioni della privacy.

Tre semplici passi in cui Facebook illustrerà quali saranno i cambiamenti principali e quali scelte compiere per salvaguardare la propria privacy. Alcuni suggerimenti dai quali emerge la volontà/necessità di Facebook di spingere gli utenti a condividere gli aggiornamenti di stato e i contenuti in maniera pubblica.

Qual è il motivo di questa nuova politica? Non è una questione di privacy. Anzi.

Read Write Web fa addirittura riferimento ad Orwell per descrivere il linguaggio utilizzato da Facebook per promuovere il cosiddetto “Privacy Transition Tool”. E’ risaputo infatti come da tempo Facebook stia spingendo per accrescere l’accessibilità dei contenuti condivisi dagli utenti anche dall’esterno.

Perchè? Beh, le motivazioni sono enormi, aumento del traffico, possibilità di utilizzo dei contenuti da parte di aggregatori o sviluppatori. E, per quanto Facebook si ostini a smentirlo, una miriade di informazioni da offrire alla pubblicità. Ed ora che anche Google si apre ai social network le potenzialità divengono illimitate.

Condividere link, video, eventi, informazioni con tutti, così come suggeriscono di fare da Facebook in virtù di una migliore esperienza d’uso, avvicinerebbe il social network a Twitter.

“New Tools to Control Your Experience” recita il post sul blog di Facebook che esorta al cambiamento. Un’attenzione per la privacy mascherata da call to action inconsapevole. In passato infatti solo il 15-20 % degli utenti ha impostato regole per la privacy. Il che significa che presumibilmente circa 280 milioni di utenti seguiranno i “consigli” di FB impostando su “Everyone” (condividi con tutti pubblicamente) i livelli di accesso a status update e link.

Sempre che la rete non smentisca le previsioni e si dimostri consapevole e preparata. Ahimè, ne dubito.

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