Costruendo un web senza memoria

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Qualche anno fa, era il 7 gennaio 2005, Simon Waldman, direttore dell’area Digital Publishing del Guardian, parlava su PressThink della permanenza come una delle caratteristiche del web più importanti, spesso ignorata a favore di feauture più appetibili come l’interattività e l’immediatezza. L’espressione permanenza significa che una volta che un contenuto appare in rete questo sia destinato a rimanerci per sempre, a divenire in qualche modo immortale.

Sebbene il pensiero di Waldman sia applicabile/auspicabile per il mondo editoriale questa caratteristica dovrebbe orientare chiunque oggigiorno produca, in modo più o meno professionale, dei contenuti per il web. A distanza di quasi 5 anni cosa è cambiato? Nel nuovo scenario “sociale” che peso può avere la permanenza e quello che le è indirettamente collegato? La qualità ha ancora un senso? In questa serie di post proverò a rispondere a questi interrogativi.

Partiamo dal principio. Secondo Waldman, la permanenza è importante per una serie di ragioni che vanno tutte verso la stessa direzione, assicurare la stabilità della propria presenza online. Significa assumere autorità agli occhi dei lettori, essere il punto di partenza di una conversazione, non un semplice amplificatore.

Without permanence, you might be on the web, but you’re certainly not part of it.

I punti chiave affinchè si possa garantire la rintracciabilità delle informazioni nel futuro sta essenzialmente nella capacità di creare contenuti, storie, resoconti search engine friendly che sappiano fornire un senso completo anche a distanza di tempo dal periodo in cui sono avvertiti come condivisi.

Tutto questo è riassumibile in un’espressione abusata quanto poco utilizzata, creare contenuti di qualità. Tecnicamente la permanenza resta un punto nodale delle logiche del web ma vi rimane a livello concettuale dato che gli strumenti sociali, da Facebook a Twitter ai vari social network che rappresentano la contemporaneità del web, in qualche modo ne riducono le pratiche che la determinavano.

Riflessione, pause, concentrazione sono argomenti che il real time web mastica a fatica prediligendo l’abbondanza,  la gozzoviglia, il rumore. Tendenze che preparano l’estasi per il nuovo non necessariamente innovativo. Un cortocircuito in cui la voglia di aggiornamento si esaurisce nella comparsa più che nella effettiva originalità.

E’ solo un incipit. A mercoledì prossimo per ulteriori approfondimenti. Stay tuned.

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