Le virtù più odiate di Facebook

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Alzi la mano chi non ha creduto, sperato che il web potesse modificare il rapporto delle persone con la cultura, la politica, l’informazione. Facendole diventare in qualche modo “pop”. Se pensavate che le nuove forme di accesso avrebbero potuto garantire una nuova democrazia fondata su di uno spirito critico accresciuto, beh, a malincuore, vi sbagliavate.

Facebook è l’esempio lampante di questa disillusione. Le nostre aspettative sulla possibilità di educare le persone devono fare i conti con una predisposizione individuale che predilige la chiacchiera vuota all’analisi, anche superficiale, di quanto ci circonda.

In qualche modo stiamo assistendo a quello che era già avvenuto nei confronti degli intenti educativi di un certo tipo di televisione. Il gossip (e l’esaltazione del feticcio) sta alla tv commerciale così come il rumore (Quelli che…, Quiz e giochi di ogni genere) sta a Facebook.

Ora, se questo scenario potrebbe apparire deprimente (ed in parte lo è) ci sono spiragli che lasciano presagire possibilità d’intervento in grado di stimolare la partecipazione delle persone anche verso attività meno “leggere”. A differenza della tv la partecipazione sul web è involontaria e libera. Si alimenta da sé indipendentemente da imposizioni dall’alto.

Facebook mette in mostra un modo di stare nell’ambiente digitale che ricalca quasi specularmente le dinamiche sociali della realtà. Una rappresentazione in cui pullulano gossip, chiacchiericcio e talvolta le virtù meno apprezzabili dell’uomo.

Facebook ha avuto il merito di spalancare le porte ad un mondo estraneo al web. Una moltitudine impreparata per un certo verso alle sue qualità ed incapace, anche volendolo, ad utilizzarne al massimo le potenzialità.

In questo scarto, però, risiede una grande speranza. Nello spazio onnicomprensivo di Facebook, infatti, la possibilità di venire a contatto con elementi estranei alla sfera delle proprie abitudini quotidiane potrebbe ricoprire un ruolo fondamentale nel modo in cui le persone si informano.

Emergere dal rumore è arduo ma non impossibile. Sapere che un amico, tradizionalmente estraneo alle vicende politiche italiane, abbia iniziato ad interessarsi alla questione della libertà di stampa grazie agli aggiornamenti ed alle opinioni che riporto giornalmente su Facebook, può avere un significato in merito.

Bisognerebbe rinunciare al giudizio aprioristico “Facebook è male” e pensare che, laddove ci sia qualcuno disposto ad ascoltare, abbia comunque senso essere presenti. Al di la degli estetismi.

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