Dittature aziendali

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Prendo spunto da questa bella lettera di Simone Lovati sui firewall aziendali per un post nostalgico e rabbioso dedicato a quanti sono costretti ad una vita di sotterfugi per non dimenticare una parte importante della loro esistenza.

Libertini impenitenti, divisi tra la voglia di libertà e la tensione del ricercato, obbligati a scovare percorsi, alternative, strade impervie pur di liberare la loro socialità.

Ci hanno detto di tracciare sentieri ma speravano solo che distogliessimo lo sguardo dall’orizzonte.

Ci hanno detto che l’azienda è fatta di relazioni, di persone che entrano in contatto, di conoscenza ed informazioni condivise che passano da un ambiente ad un altro, di esperienze che abbandonano il singolo per diventare pubbliche.

Che cosa è un’azienda se non argomento di discussione, sia che produca servizi, sia che fornisca prodotti, sia che costruisca sogni. E’ prima di tutto qualcosa di cui parlare, sia che la conversazione avvenga in un bar sia che si tenga in un ufficio ovattato al trentesimo piano di un grattacielo di New York.

Lo avete dimenticato? Facebook, Twitter, Friendfeed non sono altro che estensioni della nostra quotidianità. Bloccandone l’accesso ai vostri dipendenti non fate altro che evitare la frequentazione di questi ambienti agli argomenti di cui i vostri dipendenti sono messaggeri. Inevitabilmente la vostra azienda è uno di questi.

Anziché considerare un ambiente come una distrazione, un freno alla vostra produttività, provate a vederne le potenzialità, provate a guardare oltre il timore che vi tiene incatenati alle certezze di chi vi ha preceduto.

Un amministratore, ancor prima di essere tale, è una persona, un padre, un fratello, un amante che condivide passioni, emozioni, esperienze. Ma forse lo avete dimenticato, così come un adulto dimentica di esser stato bambino.

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