La voce di Twitter ascolta l’Iran

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E’ strano e non fa certamente piacere ritornare a postare in periodi di crisi internazionale, in giorni di lutto e di difficoltà per la democrazia, la libertà personale, la libertà di comunicare.

Sarete certamente informati, più o meno dettagliatamente, di quello che è avvenuto e sta avvenendo in questi momenti in Iran. Ahmadinejad ha vinto le elezioni presidenziali ma l’accusa di presunti brogli elettorali ha provocato la reazione dei sostenitori di Moussavi con la successiva morte di sette civili negli scontri tra manifestanti e polizia.

Informati dicevo, nonostante la censura di Stato ed una circolare del ministero della Cultura che “invitava” i giornalisti non accreditati a non seguire le manifestazioni di piazza. Nonostante ciò la potenza di Twitter, anche questa volta, come in passato, si è rivelata determinante per la continuità nel servizio di comunicazione ed informazione. Così come era successo in occasione dell’attentato di Mombai, più recentemente in occasione del terremoto in Abruzzo Twitter è diventato un mezzo di comunicazione indispensabile, l'”unico” mezzo, se anche il capo dell’opposizione Moussavi arriva a chiedere dalla sua pagina Twitter di procrastinarne lo stop programmato per la notte di ieri per la manutenzione.

I gestori della piattaforma hanno deciso di rimandare la manutenzione. Resta da chiedersi se sia naturale, normale e democratico che uno “strumento” nuovo, fondamentalmente informale e istintivo possa essere l’unico mezzo di comunicazione di un paese di cui si chiede l’ingresso nell’Unione Europea. O abbiamo dimenticato i valori su cui si fondano le nostre democrazie o necessità diplomatiche “superiori” ci impediscono di discernere la giustizia dal profitto.

Cory Doctorow elenca alcune regole per aiutare i manifestanti che in Iran usano Twitter per comunicare tra loro e scambiarsi informazioni.

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