Il terremoto in Abruzzo e l’informazione emozionale

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In Abruzzo si scava ancora e lo sciame sismico fa sussultare la terra ed i cuori delle persone. Siamo vicini a tutti gli abruzzesi colpiti dalla tragedia.

Anche in questo caso, così come era successo in occasione dell’attentato di Mombai, la rete si è dimostrata capace di coprire in modo rapido e diffuso l’accavallarsi delle notizie. A pochi minuti dalle prime scosse, sia quelle di minore intensità nella serata di sabato che quelle devastanti a L’Aquila, su Twitter,  comparivano i primi segnali di quello che stava avvenendo e delle conseguenze del terremoto.

(Purtroppo) in occasione di eventi drammatici di questa portata la rete si offre come uno strumento in grado di sintetizzare le emozioni e veicolarle in modo impulsivo ed irrazionale. Una copertura quasi totale che si rivela ormai inevitabile per i servizi di breaking news. Twitter, Facebook o Friendfeed funzionano come degli aggregatori di notizie in grado di fornire aggiornamenti in tempo reale sugli avvenimenti.

Un’informazione emozionale, l’informazione dalle persone, che i media tradizionali hanno utilizzato per descrivere quello che succedeva confidando, a volte, in modo avventato nella lealtà/bontà della rete. Qui, qui e qui i risultati della scarsa competenza del mezzo da parte del giornalismo tradizionale.

Alcuni giorni fa dicevo che il giornalismo (o meglio il giornalista moderno) dovrebbe avere l’umiltà di ascoltare le voci della rete a patto di possedere quelle competenze che consentano di filtrarle accuratamente.

La rete, purtroppo, è anche questo. Bisogna imparare a conoscerla per sfruttarne la potenzialità.

E se da un lato possiamo discutere sul pressappochismo dei giornali (su cui ritornerò in seguito), dall’altro sono convinto che non si gioca con le tragedie, sebbene lo si faccia per motivi condivisibili.

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