Offerte di Lavoro, proposta indecente

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E beh, lo devo dire. Vado per un attimo fuori tema ed affronto una questione che al momento mi sta a cuore ed inizia a snervarmi non poco. La ricerca di un posto di lavoro. E’ un momento difficile, ne siamo tutti consapevoli. Tra licenziamenti, recessione, crisi finanziaria e crisi economica, piò o meno pesante, non c’era da aspettarsi niente di buono. E questo lo si può abbonare ai creditori che prospettano un cambio di rotta nel futuro prossimo. Ma c’è modo e modo di affrontare la crisi, c’è modo e modo di approfittarne, c’è modo e modo di trattare con le persone. Ma forse questi sono vani discorsi che lasciano il tempo che trovano, inutili in un campo dove la correttezza è difficile da trovare.

Vado al punto. E’ da qualche mese che sono alla ricerca di un posto di lavoro. Nessuna aspettattiva irragiungibile (per ora), un posto che mi possa far crescere (per ora), nessuna pretesa economica se non la necessaria sopravvivenza (ma anche qualcosa in meno, per ora). Qualcosa che possa far fruttare la mia laurea. Dopo alcuni colloqui su e giù per l’Italia, ancora in sospeso e dai quali attendo una risposta, la scorsa settimana, in mattinata, lo squillo del cellulare. Una chiamata inattesa ma sperata. Il prefisso, 02, dice Milano. Ecco, ci siamo. Forse questa è la volta buona. Trattengo il respiro un attimo, lascio che la giusta dose di serietà mi attraversi dalla testa ai piedi per ottenere il controllo sul corpo. Schiarisco la voce e rispondo.

“Pronto”, deciso, non troppo, e mi metto in attesa della voce dall’altra parte. E’ voce di donna, al massimo 30 anni, voce chiara, quasi simpatica, ma probabilmente è la predisposizione d’animo che me lo fa pensare e mi trae in inganno.

“Buongiorno, chiamo dalla ……. Abbiamo selezionato il suo curriculum e vorremmo incontrarla per un colloquio”.

Premetto, l’annuncio parlava di uno stage come copywriter con rimborso spese. Indubbiamente, sebbene ne sia abituato, la vanità personale non si stanca mai di ascoltare l’espressione, “è stato selezionato”, o “l’abbiamo scelta”. Mi gongolo, poco, e vado al punto, diretto, incisivo, non più ingenuo come poteva essere in passato. E’ vero che l’esistenza precede l’essenza, ti cambia, ti forgia, ti devia a volte, ti cambia nel complesso.

“Buongiorno – e dopo i convenevoli – si tratta di un rimborso spese, vero? Visto che dovrei trasferirmi, nel caso, potrei sapere in cosa consiste il rimborso? (visto che dovrei fare 1000 KM per un colloquio, visto che dovrei prendere una stanza in affitto, fare l’abbonamento per i mezzi e magari mangiare ogni tanto, nel caso il colloquio andasse bene. Ma questo l’ho solamente pensato).

“Si tratta di un piccolo rimborso spese, 5,20 euro al giorno”.

Cosa? Rimango attonito, devastato dalla facilità con cui una parola, un numero, sospirato fra le venature di un cellulare possa farti sentire inutile.  Ho raccolte le poche briciole di razionalità che mi rimanevano, ho rifiutato cortesemente la “proposta” ed ho salutato la signorina. Poi, mi sono lasciato andare alle imprecazioni. Con buona pace delle mura e dei vicini che mi ascoltavano.

Ora, ripensandoci a sangue freddo, ci sono alcune riflessioni da fare in merito. Il mercato del lavoro è una gran bella truffa. Non metto in dubbio la necessarietà dello stage come formula di formazione o d’introduzione al lavoro. Gioco o forza anche io, dopo la lurea, ho svolto uno stage, gratuito tra l’altro. Diciamo che è un passaggio necessario per introdursi al lavoro. Anche se, a mio modo di vedere, resta comunque uno sfruttamento. Si, se hai la fortuna di capitare in un’ambiente stimolante, è qualcosa di altamente formativo. Ma pur sempre uno sfruttamento. Non entro in merito alle logiche economiche di un’azienda che per volontà o abitudine gioca (sporco) su quello che è diventato una tendenza per ottenere forza lavoro a titolo gratuito.

Ma in questo caso, alla discutibilità di uno stage, anche la beffa di una proposta indecente. Una presa per il ….,passatemi il termine. 5,20 euro al giorno. A Milano, poi. Ci pensate. Roba da terzo mondo. A scrivere testi sulle panchine in Piazza Duomo assieme al mio inseparabile cestino delle offerte.  Beh, forse avrei potuto accettare, se solo avessi voluto rinunciare a quel poco di dignità che resta. Per ora, in attesa di un po’ di sana ragionevolezza, resto in ascolto. Qualcosa succederà. Speriamo.

Foto | Flickr

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