Media sociali o strumenti di controllo “condivisi”

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Non si tratta del solito post su Facebook ma di una riflessione sull’evoluzione del web e la possibile deriva voyeristica delle reti sociali. Una preoccupazione personale già forte, alimentata da alcuni spunti interessanti, remoti come questo di Mauro Lupi sull’operatività leggera, o più pertinenti come la creazione di widget e plugin per Facebook Connect per la condivisione delle esperienze di navigazione online.

Internet è ormai diventato qualcosa di più di un semplice strumento di comunicazione, è entrato a far parte delle nostre abitudini quotidiane, un contesto comunicativo indistinguibile dalla vita reale. La confusione che avvertiamo nel riportare le fonti da cui prendiamo argomenti di discussione o a cui ci riferiamo nelle conversazioni di tutti i giorni è il sintomo di quella normalità banale di cui parla Giuseppe Granieri in un bel post sull’internet del 2009.

Ora, la differenza tecnica tra vita fisica e vita liquida sta nella consapevolezza con cui interagiamo con le persone, nella volontà che veicola le nostre azioni. In una piazza per esempio, l’interazione, la comunicazione, un gesto o una parola sono il frutto di una decisione consapevole, di una scelta volontaria valutata in modo contestuale. In rete, il data portability (letteralmente: portare i propri dati in giro per la rete) applicato ai social network ed a widget come Social Feet riduce la volontà di un’azione, che sia un commento, un post o la semplice navigazione, all’accettazione iniziale delle condizioni d’uso di quel determinato strumento. Le scelta non si differenzia in base all’ambiente (il sito, il social network) ma viene ripetuta  in maniera automatica ed indistinta, decontestualizzata e resa inconsapevole.

Social Feet, di cosa si tratta?

Social Feet è un widget per Facebook Connect che permette di condividere con gli amici le proprie esperienze di navigazione, una volta che ci si autentica con le proprie credenziali di FB mostra quali amici hanno visitato il sito, quando e dove si trovano in un determinato momento. Una condizione di autenticazione continua che presuppone inconsapevolmente l’accettazione tacita della tracciabilità perenne.

Penso sia sgradevole sapere che qualcuno possa conoscere, senza che ne abbia espresso consapevolmente il consenso, dove mi trovo, cosa sto facendo e quali siti sto visitando. Voi cosa ne pensate?

Qualora la necessità di operatività leggera dovesse portare al trasferimento online della maggior parte delle operazioni che facciamo sul computer, bisognerà pensare ad alternative utili affinchè la navigazione non si riveli un’attività deleteria per l’anonimato e la riservatezza. A meno che la garanzia d’anonimato non sia qualcosa a cui poter rinunciare gratuitamente in cambio di servizi personalizzati ed efficaci. Siamo pronti al rischio di uno strumento di controllo condiviso? Il pericolo è di accettarlo inconsapevolmente.

Foto | Flickr

2 thoughts on “Media sociali o strumenti di controllo “condivisi”

  1. A dire il vero non so se ho capito bene di cosa si tratta (la mia conoscenza della rete è meramente utilitaristica) però mi hai incuriosita e mi vado a dare un’occhiata direttamente a questo Social Feet per farmene un’idea.

  2. si tratta del tentativo di portare le funzionalità di FB fuori dal social network. Se già con Facebook Connect non servirà autenticarsi ogni volta per commentare un post o accedere alle zone riservate di un sito, con Social Feet si potrà condividere l’esperienza di navigazione online e sapere quale siti web stanno visitando i tuoi amici o dove sono passati di recente.

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