Ancora su Facebook, rinunciare all’intimità per essere sociali

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Gestire un blog è più simile ad una maratona che ad uno scatto da centometristi. Seguo il consiglio di Francesco e ritorno sul tema Facebook, giù più volte affrontato, sviluppandolo dal punto di vista della sicurezza e dei rischi sulla privacy. Dopo l’imbarazzo iniziale per la crescita esponenziale, non ancora terminata, del più famoso dei social network è necessario soffermarsi ad osservarne accuratamente anche i difetti.

Personalmente, ad una prima fase, tutto sommato molto breve, di disarmante entusiasmo in cui le attività si accavallano tra aggiornamenti, upload e partecipazioni rapsodiche un sovraccarico di attenzione ne smembra l’intraprendenza stakanovistica per risolversi in una partecipazione più misurata e controllata. Almeno è quello che auspico un po’ per tutti. Perchè?

Le preoccupazioni maggiori, ovviamente, arrivano dalla neccessità di salvaguardare la propria privacy. Nei giorni scorsi pensavo che le relazioni che intratteniamo sui social network, indipendentemente dal fatto che l’interazione sia reale-reale, virtuale-reale o solo virtuale-virtuale, richiedono un investimento in termini di tempo, costanza ed attenzione.

La socialità è proporzionale al numero di elementi che rendiamo disponibili per la creazione di una rete sociale. Alimentare la conversazione significa installare dei nodi (foto,video,gruppi etc) che possano veicolare la conversazione e che dicano qualcosa di noi. La creazione del profilo, dall’aggiornamento di stato, all’iscrizione ad un gruppo, alla pubblicazione di una foto, implica una rinuncia in termini di intimità. La propria.

Un vecchio aforisma afferma che i poeti siano indiscreti con le proprie emozioni. Quanto siamo disposti a rinunciare perchè si parli di noi?

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