Di certo giornalismo non ci si può fidare

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Riprendo il disgusto di Bernardo Parrella e ne aggiungo rabbia, delusione e un pizzico di orgogliosa sensazione di rivincita. Perchè se è vera la tesi, ed i fatti lo dimostrano, che l’informazione italiana sul digitale sia una vergogna, per quanto possa servire, getta di riflesso nuova luce sul mondo della blogosfera. Purchè la rete ne sappia raccogliere la sfida.

Ora, veniamo al punto. Nei giorni scorsi uno studio della Mac Arthur Foundation sull’uso dei media digitali  ha confermato l’utilità della rete nella creazione della società di domani in quanto valorizza e stimola le competenze tecniche e sociali dei giovani, spesso fraintese o sottovalutate dagli adulti. Sul valore scientifico dello studio non si discute.

Il 23 novembre Repubblica.it, nel solito pezzo “tesi” anti Facebook, dal titolo “Facebook effetti collaterali. Quei contatti che non vuoi”, riporta un’affermazione estrapolata di Danah Boyd, ricercatrice presso l’Università di Berkeley, ne travisa l’opinione sui network e le dinamiche sociali della rete. E ci fa pensare su certe tendenze del giornalismo nostrano.

Disinformazione, travisamento, tendenza allo scandalo, informazione modaiola e preconfezionata: sono molti gli aggettivi che potremmo utilizzare. Ma prima di scadere nel volgare si può concludere che di certo giornalismo cut&paste non ci si può fidare. Oggi Facebook “tira”, in qualsiasi declinazione se ne parli. Scientifica, frivola, favorevole o contraria. Almeno si chiede che la trasparenza e la verità vengano rispettati. Ma forse sono valori, o atteggiamenti superati.

“E chissà se avremo un minimo di reazione, nella blogosfera, sui giornali e al bar. Per mettere a nudo simili comportamenti vergognosi. Contro la pervicace assenza di senso etico e professionale”.

La legge di Linus vale anche per l’informazione. Nel frattempo, prendo al volo lo sdegno di Bernardo Parrella e mi indigno, anche se, già di mio, Io Boicotto la stampa.

Foto | Flickr

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2 thoughts on “Di certo giornalismo non ci si può fidare

  1. thanks per il rilancio – “sdegno” e tutto il resto, certo, ma ancor piu’ il fatto che questo trend disinformativo procede imperterrito da molti anni, nonostante oggi anche in italia molti sono online e per chi si occupa di internet non mancano certo le occasioni per documentarsi al meglio

    pero’, giusto, piu’ importante e’ vedere se “la rete ne sappia raccogliere la sfida”, nel senso che secondo me anche le discussioni online nostrane spesso non vanno oltre l’autoreferenzialita’ e il vuoto a perdere (vedi sempre il gran can-can su e intorno a facebook)

  2. quoto berny sulla scarsa capacità che anche da dentro la Rete si ha nel “lavorare” sui luoghi della Rete, vedi FB.
    Non credo si tratti di dover affrontare muro contro muro il giornalismo, ma di portare a far sì che un certo modo di fare giornalismo cresca e muti e che il nostro modo di produrre cultura della Rete sia meno autoreferenziale e pensato anche per “l’esterno”

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