Free Blogger. Grillo e l'”ammazzablog”.

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Se chi ci ha preceduto avesse rinunciato all’azione per riflettere sull’utilità o meno di quello che si stava apprestando a fare forse non avremmo il mondo che abbiamo. E’ sempre così. E’ il dubbio, la colpa, la pena che dobbiamo sopportare ogni qualvolta ci si presenta di fronte una scelta. Ogni volta. Quale azione oggi ha le possibilità di cambiare lo stato delle cose? Nel caso specifico, la possibilità di equiparare blog, ma non solo, alla dicitura di “prodotti editoriali”, con le consequenze risapute della perseguibilità per chi non si iscriva al ROC e della subordinazione alle norme per i reati a mezzo stampa.

Ci risiamo. L’iniziativa si chiama Free Blogger. E’ la risposta di Beppe Grillo nei confronti della previsione di riesumare il decreto anti-blog, il famiferato DDL Levi-Prodi. Meglio conosciuto come l'”ammazzablog”. Ci si iscrive all’iniziativa inviando una mail con nome, cognome e titolo del proprio blog ed una foto, in allegato, con la dicitura “Free Blogger“. E poi. Poi nulla. Hai fatto sentire la tua voce, hai partecipato alla nuova forma di democrazia che la rete mette a tua disposizione. Per cosa? Per vedere le tue idee calpestate, come ogni volta.

Indubbiamente Beppe Grillo, ancor di più il suo blog, è una voce in grado di calamitare il pensiero di molti, di prendere al balzo le tendenze, veicolarle. Ma a che fine? Il dubbio, sull’utilità effettiva di iniziative del genere, non è la prima e non sarà di certo l’ultima, resta. Ma al dubbio, fortunatamente, si associa, forte, la speranza. O meglio l’illusione che un giorno qualcosa possa cambiare. Nonostante tutto faccio sentire la mia voce.

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