Nuovi giornalismi. Il citizen che non ti aspetti

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In questi giorni se n’è fatto un gran parlare e non potevamo non affrontare il tema fornendo una sintesi di quanto avvenuto ed una prospettiva di quello che potrebbe succedere. Tutto ha inizio con la notizia (falsa) dell’attacco di cuore subito da Steve Jobs riportata su iReport, la piattaforma “open” di CNN. La CNN riporta la notizia, si corregge e si scusa. Il titolo Apple crolla, si riprende ma l’accaduto segna un solco tra citizen journalism ed informazione professionale. Necessaria una riflessione accurata.

Lodevoli gli interventi di Massimo Russo che analizza a fondo il problema dal punto di vista dei media tradizionali, ne auspica una trasformazione basata sulla ridefinizione del concetto di notizia e dell’unità minima di contenuto. Giovanni Calia osserva invece le due facce della medaglia del citizen journalism. Se da un lato le piattaforme di informazione tradizionale si sono adattate alla filosofia “open”, il sistema aperto applicato all’informazione deve necessariamente rinunciare agli standard editoriali professionali. Come è successo nel caso della notizia su Steve Jobs, ha lasciato il fianco alla disinformazione, e quindi ai bugiardi, spam o persone in cerca di visibilità.

La “piattaforma aperta” rischia di trasformarsi in una “piattaforma di spam”, niente più.

Gli spunti di riflessione sono tanti ed aumentano man mano che si dipana il problema. Cos’è un giornalista? Dove e come si può inserire il blogger o il citizen nel flusso informativo? I giornali così come li abbiamo conosciuti hanno ancora senso di esistere nel mondo granulare dei link? Tutte domande a cui bisogna rispondere per evitare che l’occupazione massiccia di uno spazio digitale possa definire il futuro dell’informazione. La semplice presenza, spesso autoreferenziale, di influenza sociale, altrimenti, rischia di sostituire un servizio rilevante verso i cittadini.

Informazione è informare sui fatti e gli interessi dei lettori, semplicemente. Bisogna puntare su questo.

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