Vuoi più traffico organico? Aumenta le spese Adwords

scritto da luca valente on marzo 30, 2012

Titola in modo estremo Barry Schwartz su Search Engine Roundtable riassumendo i risultati di una ricerca condotta da Google “Impact Of Ranking Of Organic Search Results On The Incrementality Of Search Ads” (Impatto del ranking organico sull’incrementalità degli annunci a pagamento).

In parole povere qual è la relazione fra Adwords e SEO, in che modo un posizionamento nei motori di ricerca e la sua variazione nelle SERP può influenzare una campagna promoziona su Adwords?

Nel 2011 Google pubblicò i risultati di una ricerca, Search Ads Pause, che dimostrava come l’89% del traffico generato da annunci pubblicitari, in caso di sospensione o cancellazione della campagna Adwords, non era sostituito dai click provenienti da risultati organici. I click su Adwords sono incrementali. Lo studio però non indicava le relazioni tra annunci e ranking nelle SERP e come variava questo valore nel caso di una prima posizione organica.

Non tanto in realtà. La release aggiornata di quello studio dimostra come il 50% del traffico ottenuto tramite Adwords è incrementale ovvero non può essere sostituito da una prima posizione nelle SERP. Essere primi su Google quindi non è sufficiente. Ci sarà sempre una percentuale di click che dovremo ottenere con gli annunci a pagamento. L’incrementalità sale all’82% per le posizioni dalla 2 alla 4 e al 94% dalla 5° posizione in poi.

google_search_ads_pause_study

 

Cosa dovrebbero (dis)imparare le aziende da Pinterest

scritto da luca valente on febbraio 29, 2012

Pinterest ha messo le aziende dinanzi a un bel dilemma: produrre o condividere?

Il successo di Pinterest è tutto qui, incoraggiare una tendenza già in atto attraverso la predisposizione di strumenti tecnici in grado di favorire la condivisione di contenuti web.

Non possiamo ancora dire se sia un bene o un male. E’ un dato di fatto: le persone amano di meno produrre contenuti. Minore sforzo cognitivo in cambio di un coinvolgimento emotivo superiore. Appartengo in quanto parte di un flusso potenzialmente infinito.

Cosa dovrebbero fare le aziende? Se non produco le persone non possono condividere. Nel passaggio dagli user generated content agli user shared content sarebbe un rischio immane credere di poter fondare una strategia di web marketing sulla sterile ripubblicazione di contenuti. C’è chi sceglie di restare in superficie. C’è chi crea valore producendo cambiamenti. Decidi da che parte stare.

5 modi per ritrovare la creatività

scritto da luca valente on febbraio 28, 2012

Creatività è un concetto astratto. Impalpabile. Come tutte le cose immateriali diventa oggetto di scherno da parte di chi non la comprende. La creatività è però qualcosa in grado di rompere gli schemi, di produrre cambiamenti.

Chi è coinvolto in circostanze che richiedono l’essere creativi si sarà ritrovato almeno una volta nella vita nella situazione di non trovare l’ispirazione. La famosa sindrome da foglio bianco che affligge gli scrittori si può estendere a chiunque lavori con le idee. Come ritrovare l’ispirazione in questi casi?

Ecco 5 modi utili per riassaporare la creatività smarrita:

1. Diversifica l’esperienza. L’abitudine non agevola. Agisce nell’ombra portando alla lunga verso uno stato di torpore dal quale è difficile riprendersi. Diversificare la propria esperienza, cambiare persone, attività, interessi e sperimentare il diverso favorisce la creazione di idee attraverso l’interazione.

2. Colleziona. Raccogli. Archivia. A volte le idee migliori possono anche sfuggirci di mano. A volte le idee migliori necessitano solo di trovare il giusto contesto d’applicazione. Raccoglierle e organizzarle, su un taccuino, online su Evernote, ci può aiutare a ritrovarle una volta che sono mature al punto da poter sbocciare.

3. Rivaluta. Quando ci guardiamo indietro o diamo un’occhiata ai nostri pensieri può capitare di trovare:

  • idee veramente pessime
  • idee buone
  • idee che si legano ad altre e favoriscano la creazione di nuove connessioni

Concediti una pausa per verificare che quello che hai partorito in passato non sia così male come lo avevi etichettato. Alcune idee hanno bisogno di tempo per poter essere digerite, hanno bisogno di tempo e distacco perché possano risultare vincenti.

4. Stacca dalla routine. Abitudine e routine sono due facce della stessa medaglia. Una è determinata dall’ozio. L’altra dalle responsabilità. La routine esiste serve ad essere produttivo non più creativi.

5. Passa più tempo con altri creativi (e tra la gente). Potrà sembrare un po’ scontato ma come mi diceva mio nonno ogni persona su questo mondo può insegnarti qualcosa. Basta che tu sia disposto ad accettarlo. Le idee non vivono in isolamento. Le idee viaggiano. Passano di bocca in bocca. Non trasformarti nel punto di rottura di un flusso senza fine.

Liberamente riadattato da un post di VanSEO design.

@iabicus anche le idee migliori falliscono. Non tutte lo sono.

scritto da luca valente on febbraio 7, 2012

Se hai qualcosa di importante da dire fa in modo che non possano contraddirti per quello che hai mangiato il giorno prima.

Gran parte della blogosfera italiana ieri si è data appuntamento per la presentazione del nuovo motore di ricerca Volunia. Le attese erano tante, considerato anche il gran parlare che si è fatto sul carattere rivoluzionario della nuova creatura di Massimo Marchiori.

Al di la della qualità del motore di ricerca e delle sue possibilità, di cui ne parlano qui, qui e qui, nell’intreccio oramai inevitabile di tecnologia, marketing e comunicazione l’attenzione è finita sul gap strategico della conferenza di lancio. L’entusiasmo e lo spirito di rivalsa nei confronti di ciò che non è Italia si è dovuto subito ritrarre al cospetto della solita mediocrità italiana.

Perché le idee possano insinuarsi nell’immaginario delle persone è indispensabile che ciò che le circonda sappia esserne all’altezza. Le apparenze contano. “Se invento un motore di ricerca devo saperlo anche comunicare“. Ricordiamocelo.

Pasturazione e stati di confidenza

scritto da luca valente on gennaio 30, 2012

Tutti amano le novità. Siamo fisicamente attratti dal nuovo. Google ama la freschezza dei contenuti web. Non possiamo farne a meno. Al punto che una condizione finisce per confondersi con l’essenza dell’elemento stesso. Ne assume le sembianze.

Accade così che la frequenza supera la qualità, si fa differenziale. Allo stesso modo in cui una bugia ripetuta soppianta la verità.

Twitter, Facebook e le dinamiche dei social network hanno democratizzato il processo di creazione sulla spinta della condivisione di ogni singolo momento della quotidianeità.

Cosa significa per chi fa web marketing o più in generale nell’ambito della comunicazione pubblicitaria? La necessità di soddisfare una richiesta costante di nuovi stimoli. In che modo? Attraverso uno schema fordiano di produzione.

L’obiettivo non è quindi fornire valore. Ma fare in modo che restino in uno stato di confidenza. Un po’ come avviene con la pasturazione quando si va a pesca.

Non ti devi giustificare

scritto da luca valente on gennaio 2, 2012

Il momento che precede la rivelazione, quello dell’attesa prima che il regalo venga scartato, viene solitamente vissuto da chi dona col dubbio di aver sbagliato. Al punto da indurre le persone a esporre le giustificazioni più improbabili pur di supportare la scelta. Perché? Incapacità ad accettare il rifiuto.

Sbagliare non è un errore. E’ un’alternativa come tante. Ogni  azione che prevede una scelta porta con se una percentuale di rischio.

Un regalo non è solo un oggetto. E’ una storia, un impegno, è segno di attenzione nei confronti della persona. Pratica del dono e comunicazione pubblicitaria presentano dinamiche molto simili. Che sia qualcosa da regalare o meno, un prodotto non deve solo rispettare le attese di chi compra. Reali o percepite. Deve mettere le persone al centro di una narrazione. Renderle partecipi e degne di essere ricordate.

Chiunque può trovare milioni di tesi a supporto di una scelta. Alcune forme promozionali oggi si limitano a questo. Informazioni di servizio pompate, estasi visiva e autoreferenzialità. In pochi hanno una storia da raccontare se non possono esserne i protagonisti. Sii altruista e non ti dovrai giustificare.

Come 3italia tratta i suoi ex clienti

scritto da luca valente on dicembre 29, 2011

Come tutte le relazioni anche quella economica ha una fine. Non sempre ma è un’alternativa possibile. Un contratto ha una sua durata. Ciò non significa che la conclusione del rapporto tra cliente e fornitore sia però il risultato di una rottura. Ripensamenti e ritorni di fiamma potrebbero sempre verificarsi. Sempre che una delle due parti in causa non si faccia beffa della fiducia dell’altra.

Questa la mia esperienza spiacevole con 3 Italia:

  • A 30 giorni dalla scadenza del contratto di abbonamento biennale Time. Large. con chiavetta USIM di 3 Italia richiedo tramite raccomandata A/R la disdetta dell’abbonamento (ovvero richiedo che il contratto non venga rinnovato automaticamente).
  • Alcune settimane dopo ricevo la notifica dell’avvenuta ricezione della raccomandata.

A questo punto ritengo conclusa l’esperienza, comunque positiva, come cliente H3G. Salvo però dovermi ricredermi poco dopo. Cosa succede?

  • Alcuni mesi più tardi controllando il saldo movimenti sul mio conto bancario mi accorgo che, nonostante la mia richiesta di disdetta, 3 Italia continua a prelevare denaro tramite RID bancario.
  • Chiamo il servizio clienti H3G, espongo il problema e mi confermano che ci sono stati dei disguidi nel processare la richiesta e che il servizio risulta attivo, sebbene mi confermino la ricezione della raccomandata.
  • L’operatrice comunque mi conferma la disattivazione dell’abbonamento H3G e mi assicura che entro 4 giorni lavorativi l’importo ingiustamente prelevato verrà riaccreditato sul conto bancario tramite bonifico. Confido nelle parole dell’operatrice che mi dice “non c’è bisogno di bloccare il RID” e resto in attesa.

Alcuni giorni fa, poco dopo Natale, mi capita di ricontrollare il saldo. Natale non è mai un bel periodo, soprattutto per i conti bancari, sfiancati da cene, aperitivi e regali. Beh, cosa vedo? 3 Italia, imperterrita continua a prelevare tramite RID. Quindi:

Mi reco in banca, chiedo l’estinzione del RID bancario all’addetto che, sospirando, mi guarda sconsolato e fa “Non è il primo caso. Lo sa quante volte ci è successo?”

Durante il viaggio, da casa in banca, scrivo un tweet rivolto a 3Italia:

truffa_3italiaa cui l’operatore telefonico 3 Italia risponde:

twitter_3italia

L’hashtag #socialcare3 lascia intravedere tutto fuorché un reale servizio di assistenza clienti social. Il marketing è una bestia subdola e strisciante. Quindi perché lasciarsi sfuggire l’occasione di poter dimostrare agli altri, clienti più o meno soddisfatti o potenziali tali, l’apprensione, l’attenzione che il brand ha nei confronti dei clienti che hanno avuto dei problemi?

Guardate ragazzi, noi di 3 Italia abbiamo cura dei nostri clienti, rispondiamo in maniera reattiva ai vostri tweet pubblici e lo sottolineiamo perché non possiate dimenticarvene.

Invio comunque un messaggio diretto all’account ufficiale @3Italia su Twitter, più per curiosità che per altro. Nessuna risposta.

Un tweet  non è sufficiente per capire la situazione. Chiamo nuovamente il 133 (assistenza clienti H3G), espongo il problema e cosa mi risponde Paolo? Può inviare un fax con una fotocopia della ricevuta della raccomandata e due righe in cui ci spiega quello che le è successo.

Forse potete dirmi voi quello che è successo. Siate benevoli, però, sono operatori telefonici in fondo. Fanno un po’ tutti così.

Tutti gli operatori telefonici sono uguali. Fan tutti così, mi son sentito dire. La prassi non può trasformarsi però in una giustificazione per perpetuare disservizi nei confronti dei clienti.

Quella tra cliente e operatore telefonico è una battaglia impari. Le sconfitte, però, nascondono sempre degli insegnamenti. Il mio, evitare 3Italia, o se proprio non si riesce a farne a meno, ricordarsi di estinguere il RID bancario quando si decide di disdire l’abbonamento H3G. Felice 2012!

Aggiornamenti del 20/02/2012. Sinceramente avevo anche dimenticato la questione. Estinguere il RID bancario è una pratica estrema che ti fa soprassedere su qualsiasi dissapore passato. Sinceramente (fortunatamente) le 2/3 mensilità che 3 Italia ha sottratto dal conto corrente  diventano un lontano ricordo dopo qualche mese. Nessuna presunzione di sfidare il gigante, questo lo scenario che si prospetta tra cliente (o ex-cliente) e operatore telefonico dopo alcuni mesi di “lotta” inutile. La rinuncia è la soluzione più semplice.

Ma il gigante pare essere insaziabile. Anche nell’errore. Ed ecco che 3 italia bussa nuovamente alla porta, nonostante le richieste di disdetta tramite raccomandata con ricevuta di ritorno, nonostante le telefonate snervanti al servizio clienti H3G, nonostante i fax in cui il cliente 3 italia chiede all’operatore telefonico di rispettare il contratto siglato e la scelta di non rinnovare l’abbonamento telefonico.

Trovando il RID bancario bloccato 3italia cosa fa? Imbocca la strada alternativa della fatturazione a domicilio. Bolletta telefonica cartacea recapitata a casa nel rispetto della tradizione per un servizio scaduto nel giugno 2011 e per il quale avevo richiesto formale disdetta a 3Italia tramite raccomandata.

Ora mi chiedo: a cosa è servita la telefonata apprensiva e “spontanea” che dall’amministrazione di 3 italia mi giunge il giorno dopo la pubblicazione di questo post e che, dopo le scuse di rito per la situazione incresciosa, mi assicura che il problema sarebbe stato risolto entro il giorno dopo, a cosa servono le moine social (e il servizio di assistenza clienti #socialcare3) se poi, alla base della relazione con il cliente, non c’è un principio di fondo: il rispetto di una scelta. servizio_clienti_h3g

Era il 30 dicembre e mi dicevano che, avendo scritto un DM su Twitter, avrebbero girato con urgenza i dati. Potere del famigerato servizio #socialcare3.

servizio_clienti_3italia

Alcuni giorni dopo, il 4 gennaio, si sarebbero sbilanciati dichiarando che il servizio clienti 3 italia sta gestendo la tua segnalazione. Ma la telefonata che mi assicurava la risoluzione immediata del problema? Riceverai riscontro prima possibile. Non ho alcuna fretta. Sto ancora aspettando. Avete già spedito la bolletta telefonica di febbraio 2012?

Auguri di Natale

scritto da luca valente on dicembre 21, 2011

Buongiorno, tutt’al più buonasera, a seconda dell’orario, sono le espressioni che utilizziamo quotidianamente quando incontriamo qualcuno. Salutare, a volte, è poco più di una convenzione. Lo stesso vale per gli auguri di natale.

All’avvicinarsi delle feste nelle aziende cresce l’ansia del bigliettino d’auguri. C’è chi pensa che sia solo un rituale da seguire. Alberello, qualche stella e una mail da inviare in modo indiscriminato  a tutto il database di contatti. C’è chi pensa che sia una delle tante occasioni per piazzare una vendita. Occorre stupire, differenziarsi. Se nuotiamo contro corrente potremmo fare in modo che parlino di noi. Dovranno farlo.

Ci sono 365 giorni all’anno per seguire la massa. 365 giorni all’anno per differenziarsi. Poche occasioni per alzare la cornetta e farsi ascoltare. Natale potrebbe essere una di queste. Tanti auguri gente!

Chi cerca non vuole scegliere

scritto da luca valente on dicembre 12, 2011

“Non sapevo quale scegliere. Non ho preso nulla.”

Pensi che le persone amino le scelte?  Le persone amano l’illusione di poter scegliere. Senza guida sarebbero smarrite. Quando devono acquistare le persone non cercano informazioni. Cercano una spalla che trasformi la credenza in una ferma convinzione.

La ricerca è il primo passo di ogni processo d’acquisto. Vero. Cerco per delegare ad altri, spot emozionali, SEO, forum, passaparola e quant’altro, una decisione che non riuscirei a prendere altrimenti.

Seguire le regole non significa rispettarle

scritto da luca valente on dicembre 10, 2011

Ogni azienda crea le proprie regole. Come ogni organismo sociale ha bisogno di imporre dei limiti, definire delle linee di comportamento. Nel gioco di riflessi autoreferenziali le regole diventano espressione, essenza stessa dell’organizzazione. Quanto più sono stringenti tanto più vengono avvertite come identificative.

Queste sono le mia regole, ti dicono. Dall’alto. Ma seguire le regole non significa rispettarle. Essere puntuali in ufficio non è sinonimo di affidabilità. Il livello di aderenza a una regola non rappresenta una metrica sulla quale valutare il livello di produttività di un’azienda o il grado di coesione dei tuoi dipendenti. Ti aiuteranno a conservare il controllo, forse, ma non serviranno a farti vendere di più.